Storia, mistero e gastronomia: il triangolo del Tanagro

Alla scoperta di Buccino, Romagnano al Monte e San Gregorio Magno
di Marco De Rosa - 27 Gennaio 2015
Storia, mistero e gastronomia: il triangolo del Tanagro

Storia, paesaggi avvolti dal mistero e gastronomia: un triangolo davvero suggestivo che offre questo itinerario, che ripercorre le colline della Valle del Tanagro da Buccino a San Gregorio Magno, passando per Romagnano al Monte, in provincia di Salerno.

Dall’armonioso gioco di colori delle sue colline, il verde degli ulivi e delle sue fitte reti destinate a raccoglierne i preziosi frutti: una natura incontaminata che prende il nome di Buccino, un piccolo paesino immerso nella Valle del Tanagro. Ci si arriva prendendo l’autostrada A3 Salerno – Reggio Calabria ed uscendo a Sicignano degli Alburni, per poi prendere il raccordo E847 Sicignano – Potenza ed uscire poi a Buccino seguendo le indicazioni che salgono fin sulla collina dove è ubicato il paesino, a poco più di 600 metri sul livello del mare.

Passeggiando nelle stradine del centro antico il tempo sembra immobile ed è facile fermarsi ad immaginare come, all’epoca, si ritrovavano i sapori di una volta, frutto di un’arte che rivive giorno dopo giorno nella memoria di chi non ha messo da parte il passato dando il giusto valore ad una tradizione millenaria. Buccino vanta antichissime origini: i primi documenti relativi alla presenza umana nel territorio risalgono, infatti, all’epoca neolitica. Da allora la frequentazione del sito non ha mai conosciuto soste. Un primitivo villaggio è stato scavato sulla collina del Tufariello ed è accertato che risalga all’età del Bronzo Antico. Legando le sue vicende a quelle del Vallo di Diano, Buccino svolse un ruolo primario nell’ambito territoriale su cui insisteva, ruolo che continuò durante l’età del Ferro. Dal VII secolo a.C. inizia il processo di urbanizzazione, testimoniato dalle ampie aree di necropoli, in parte scavate, come quelle in località Braida e Santo Stefano. Successivamente, da villaggio agricolo, Buccino si trasforma nell’aristocratica Volcei, ricordata durante la Seconda Guerra Punica. All’età Augustea risale la costruzione del tempio, noto come Caesareum, di via Santo Spirito, di cui ci restano alcuni avanzi di pietra calcarea, oltre a resti visibili di botteghe. Alla fine dell’epoca tardo – imperiale la città fu, pare, completamente abbandonata, anche se alcune caratteristiche sono state conservate. Durante il Medioevo, Buccino, divenuta feudo, fu donata dagli angioini ai conti Lamagna, i quali riedificarono l’antico castello sul cui colle sorge l’attuale città: l’ininterrotta frequentazione del territorio ha naturalmente determinato un sovrapporsi di elementi che testimoniano l’importanza del patrimonio monumentale di Buccino, un grandioso parco archeologico in cui antico e moderno tendono sempre ad incrociarsi. Il recupero e la trasmissione della memoria storica, trovano concretezza qui nell’Antiquarium, che ospita la mostra permanente “Volcei: i luoghi della memoria”: esso raccoglie i numerosi reperti archeologici della zona, esponendo tutti quei materiali esemplificativi della storia del territorio.

Uscendo da Buccino, proseguiamo sulla Strada Provinciale 85 seguendo le indicazioni per Romagnano al  Monte, nel bel mezzo di borghi popolati solo da silenzio e sibili di vento: un luogo in cui non si passa per caso, lontano dalle arterie stradali, tra curve e saliscendi. I gravi danni del terremoto del 1980 hanno convinto le poche centinaia di persone che vivevano nel borgo antico a lasciare l’abitato per trasferirsi nel nuovo agglomerato di Romagnano Nuova: così facendo, l’architettura del vecchio borgo è rimasta intatta. Passeggiando per le vie deserte del paese, tutto è rimasto come lo si poteva vedere decenni orsono: a testimonianza della sua vita da feudo, ci sono ancora le mura di cinta del castello baronale, mentre a rappresentare il potere religioso nella piazza del Santissimo Rosario c’è la settecentesca chiesa della Madonna del Rosario. L’abitato di origini romane era noto come “Finibus romanius”: sotto la dominazione longobarda il tessuto urbano si allargò con la costruzione del primo impianto del castello e della chiesa della Madonna del Parto, di cui restano solo dei ruderi, così come nelle strette vie del paese ancora si notano porte aperte e finestre di alcune case con arredi e foto ingiallite dal tempo.

Terminata l’escursione davvero coinvolgente a Romagnano, torniamo sulla Strada Provinciale 85 risalendo verso San Gregorio Magno, il cui abitato si adagiava, fino a qualche tempo fa, sulle sponde di un lago preistorico completamente prosciugato sul volgere del XIX secolo. La tradizione racconta che il nome si riferisce al pontefice Gregorio I e che sia stato scelto dagli abitanti in segno di riconoscenza verso i monaci benedettini che vivevano in un convento a lui dedicato. Tante le manifestazione e gli eventi gastronomici attivi sul posto, come il percorso denominato “Baccanalia”, che si tiene nell’ultima settimana di agosto in via Bacco, una strada costeggiata da cantine scavate nella roccia. Molto suggestiva poi la festa di San Vito Martire, che i pastori celebrano insieme al proprio gregge con l’antichissimo rito della “circumambulatio” il 15 giugno di ogni anno: ogni pastore fa attraversare il paese dal suo gregge. Giunto nella piazza di San Vito il gregge deve "turniare" tre volte attorno alla omonima chiesa. Da menzionare anche la Sagra della porchetta, che si svolge l’ultimo fine settimana di luglio in località Teglia, e la festa patronale di San Gregorio Magno, prevista per la prima domenica di settembre.

salerno Durata:
4 Ore
Costo: gratis