La preziosa bambagina: il Museo della Carta di Amalfi

La storia di una produzione millenaria e le sue radici in costiera amalfitana
di Maria Cristina Napolitano - 26 Agosto 2014
Museo della Carta di Amalfi

Il Museo della Carta di Amalfi, in provincia di Salerno, si trova all’interno di una cartiera trasformata in museo nel 1969 per volere del proprietario Nicola Milano, già produttore di carta di Amalfi detta anche carta bambagina.

Il museo si trova nella Valle dei Mulini, nella zona interna della città. Al suo interno è possibile visitare i macchinari e attrezzature, perfettamente funzionanti, impiegati per realizzare la carta a mano. Al primo piano sono presenti fotografie e stampe documentaristiche e una biblioteca tematica con testi sulle tecniche di produzione del manufatto artigianale.

Le cartiere erano già attive nel XIII secolo, ma pare che Federico II proibì la produzione di carta bambagina perché meno resistente della pergamena nel 1220. A dispetto dell’ordinanza federiciana la carta continuò ad essere prodotta e abbiamo pezzi con documenti quattrocenteschi.

Nel 1954 una alluvione colpì Amalfi distruggendo le cartiere. Solo tre si salvarono: la Cartiera Imperato, la Cartiera dei Milano e gli Amatruda, che continuano ancora oggi a produrre carta a mano.

È stato grazie ai mercanti amalfitani che nel medioevo navigando verso i porti del Mediterraneo appresero dagli arabi il metodo di lavorazione della carta, più economica rispetto alla pergamena. Le Repubbliche Marinare furono tra i primi centri ad apprendere nel XII e XIII secolo l’esistenza della carta, grazie ai fondachi presenti in Siria e sulle coste della Palestina dove erano situati i maggiori centri di produzione della carta.

Un altro possibile contatto può essere stato con l’Oriente con cui le Repubbliche Marinare intrattenevano rapporti commerciali, per cui poteva essere semplice imparare l’arte di fabbricare carta. Ma non è da escludere anche che a bordo delle galee che facevano da spola in epoca medievale tra le coste e la Terra Santa, si siano imbarcati artigiani della carta, grazie ai quali si è poi sviluppata l’arte.

Qualsiasi sia stato il motivo scatenante che ha diffuso l’arte della carta resta, ancora aperta, la discussione sul primato italiano nell’introduzione dell’attività, se spetta ad Amalfi o a Fabriano.

Il processo di fabbricazione della carta fatta a mano di Amalfi prevedeva che i cenci, panni di cotone, lino o canapa, raccolti in vasche di pietra, le cosiddette pile, venissero triturati e ridotti in forma di poltiglia per mezzo di magli di legno con chiodi di ferro alla estremità. La dimensione di questi chiodi determinavano la consistenza della poltiglia e la grammatura o spessore dei fogli di carta. I magli erano mossi dall’acqua che permetteva il movimento di una ruota a contropeso (il rotone). Una volta pronta la poltiglia veniva raccolta in un tino in muratura insieme alla colla. Nel tino poi si calava la forma che aveva la bordura in legno (il cassio) e la filigrana nel mezzo, con i marchi di fabbrica.  La poltiglia quindi si attaccava alla forma ed era poi trasferita su panni di fogli per realizzare una catasta di fogli di carta umidi a cui si alternavano i feltri. Un tornio strizzando letteralmente la catasta, faceva fuoriuscire l’acqua, e si ponevano ad asciugare i fogli nello spandituro, generalmente collocato nella parte più alta della cartiera

salerno Durata:
90 Minuti
Dal 1/3 al 31/10 il museo è aperto dalle 10.00 alle 18.30, Dal 01/11 al 28/02 il museo è aperto dalle 10.00 alle 15.30; lunedì chiuso, Dal 27/12 al 06/01 il museo è aperto dalle 10.00 alle 18.30
Telefono: +39.089 8304561 Tipo: museo Sito ufficiale