Né ferro né fuoco, il Real Polverificio di Scafati

Voluta da Ferdinando II di Borbone, la struttura è oggi Centro per la Cultura e le arti
di Maria Cristina Napolitano - 26 Ottobre 2015

Fu costruito per volere di Ferdinando II di Borbone, il Real Polverificio di Scafati provincia di Salerno, è tra i tanti opifici aperti dai reali della famiglia Borbone a partire dal’700.

Era il 1852 quando si decise che il Polverificio scafatese dovesse sostituire quello esistente a Torre Annunziata aperto nel ‘600. Ad occuparsi della realizzazione dell’impianto militare il colonnello Alessandro Nunziante con cui collaborarono l’architetto Luigi Manzella ed il chimico Filippo di Grandis. Si rese necessaria prima della fondazione del polverificio anche la rettifica dell’ultimo tratto del Sarno; la fabbrica restò attiva per circa quarant’anni fino al 1894 quando si convertì la struttura in Istituto Sperimentale del Tabacco.

Dopo decenni di abbandono la Soprintendenza di Salerno ha ristrutturato il Polverificio destinandolo a contenitore culturale. Sono state recuperate ad usi pubblici l’edificio amministrativo residenziale della fabbrica di polveri, la chiesa di Santa Barbara e l’edificio del laboratorio chimico. Nella chiesa di Santa Barbara, oggi sconsacrata, si conserva l’affresco originale nella mezza luna della Santa protettrice degli artificieri.

I cannoni attualmente posati nel cortile sono stati portati a Scafati da Napoli nel 2014, sono stati recuperati nel porto e facevano parte di un battaglione di 99 cannoni posti a difesa dello stesso; conservano lo stemma di Ferdinando II di Borbone con la data 1773, erano ad avancarica e recano anche il marchio dell’acciaieria svedese in cui sono stati prodotti. Sono in ghisa, uno è stato restaurato e mantiene il colore grigio originale.

Le due magnolie poste all’ingresso del parco si trovavano già nel progetto originale della struttura e sembrano ergersi a guardia dell’ingresso dove si erge l’iscrizione “Né ferro né fuoco” posta sui blocchi laviri dei pilastri che immettono nell'area esplosiva del complesso, ad indicare la necessità di costruire in un luogo che non fosse vicino a centri abitati, così si scelse un punto di snodo tra Napoli e Salerno adatto anche per la vicinanza del canale del Bottaro. Un primo arresto della produzione si ebbe proprio in seguito ad una esplosione nel 1863. Dopo il 1870 la destinazione del corpo adibito all’amministrazione divenne residenziale e destinato agli ufficiali e al direttore.

Il laboratorio chimico nel 1894 passò ad essere fabbrica del tabacco attiva fino alla metà del ‘900.

Fino al 2007 il CRA Centro di ricerca per l’agricoltura ha continuato a lavorare concentrandosi sulle culture del pomodorino del piennolo e sugli asparagi, ma successivamente il centro è stato trasferito a Caserta. La struttura è stata restaurata con lo scopo di diventare un contenitore culturale Centro per la Cultura e le arti, esponendo mostre di artisti locali ed internazionali in collaborazione con l’Amministrazione comunale.

È visitabile la mostra di Francesco Totino, architetto pittore, scultore e poeta calabrese che visse gli ultimi anni della sua vita a Scafati e al secondo piano l’esposizione Un segno per il Sarno, dove si trasmette attraverso il mezzo artistico la denuncia per la situazione ambientale del fiume, tutt’oggi notevolmente inquinato.  

salerno Durata:
45 Minuti
Costo: gratuito
Tutti i giorni inclusi i festivi dalle 9,30 alle 12,30; 17,30 alle 18,30
Telefono: Tel. 081.8631831 dal martedì al venerdì dalle 9,30 alle 12,30 Tipo: fabbricato storico Sito Mibact