Il campo di internamento di Campagna, luogo di pace e memoria

Testimonianza significativa della seconda guerra mondiale all'interno del convento di San Bartolomeo
di Maria Cristina Napolitano - 12 Marzo 2015
Ricostruzione camerata Museo Campagna

La seconda guerra mondiale, terribile avvenimento che ha lacerato la storia del ‘900, trova nella città di Campagna, in provincia di Salerno, un particolare segno della memoria: il campo di internamento per ebrei ospitato negli spazi del convento domenicano di San Bartolomeo.

Con l’entrata in guerra vennero istituiti in Italia 40 campi dell’Italia fascista, in quello istituito a Campagna erano destinati gli internati civili. Il convento di San Bartolomeo, che oggi ospita il Museo della Memoria e della Pace e Centro Studi “Giovanni Palatucci”, ha ospitato ebrei maschi stranieri in seguito alla emanazione delle leggi raziali.

Molti tra questi ebrei giunsero a Campagna attraverso degli escamotage operati da Giovanni Palatucci, funzionario di polizia all’ufficio stranieri di Fiume, che d’accordo con lo zio Vescovo di Campagna Giuseppe Maria Palatucci riusciva a inviare queste persone nel centro del salernitano. Questa sua eroica attività gli costò la condanna a morte, poi modificata in deportazione a Dachau nel ’44. Morì nel campo di concentramento l’anno successivo, poco prima che il campo venisse liberato. La sua vita è raccontata in tre lingue in una delle numerose esposizioni documentali del museo, attraverso pannelli espositivi che raccontano dalla nascita, agli anni della scuola fino alla morte con varie testimonianze. Questa mostra è stata portata anche a Dachau in Germania.

Già nel giugno del 1940 giunsero i primi ebrei destinati all’internamento a Campagna e vi resteranno fino all’8 settembre 1943, giorno dell’armistizio. Tali uomini provenivano dall’Ungheria, dalla Polonia, Russia, Austria, Germania, Francia e tante altre nazioni.

GUARDA LA GALLERIA FOTOGRAFICA DEL MUSEO

A Campagna è possibile narrare una storia diversa, non costituita dagli orrori dei campi di concentramento che tutti conoscono. Qui gli ebrei ebbero vita sociale, una vita fatta di integrazione e dignità nella comunità campagnese e in cambio si prestarono nel soccorrere con cure mediche le persone colpite dai bombardamenti del 1943.  Un gruppo di campagnesi dall’alto degli aeroplani furono scambiati per soldati tedeschi e furono colpiti con le bombe. Gli stessi ebrei del campo si offrirono per soccorrerli, in cambio della degna accoglienza che avevano nel centro salernitano.

L’itinerario di visita all’interno del Complesso Monumentale è costituito da pannelli fotografici che ripercorrono la storia della Shoah attraverso immagini significative e documenti. La sala Emozionale offre una ricostruzione storica che, attraverso filmati dell’Istituto Luce e interviste, ripercorre la storia del campo e la vicenda di Giovanni e Giuseppe Maria Palatucci.

È ricostruita negli ambienti del museo una camerata, la sala dei Nomi e la Via di Fuga (la finestra da cui gli ebrei scapparono dopo l’8 settembre ’43 con la complicità dei funzionari, del Vescovo Palatucci, del custode etc.); una sala “Shoah donna” e la sala della Shoah in cui attraverso pannelli significativi ma non raccapriccianti, si afferra simbolicamente la terribile strage avvenuta in quegli anni. Compaiono cumuli di scarpe, occhiali, valigie con i nomi dei proprietari, che non le recupereranno mai più.

Come ha raccontato ad ecampania.it lo storico Carmine Granito ”gli ebrei presenti a Campagna potevano ascoltare Radio Londra, potevano leggere il giornale, sono ritratti nelle foto in giacca e cravatta ad indicare la loro situazione di vita dignitosa. C’era la sinagoga (ricostruita in una delle sale), il tutto è emblematicamente ritratto nelle foto esposte nella mostra permanente in cui si vede una situazione decorosa per gli ebrei. Il campo non era circondato da filo spinato, qui gli ebrei vivevano in libertà, per questo l’itinerario della memoria campagnese è anche itinerario di pace”.

Le migliaia di persone che dal ‘40 al ‘43 vennero ospitate a Campagna si sono salvate. Molti dopo l’armistizio decisero di rimanere nel paese che offriva loro un rifugio sicuro.

Molte donne campagnesi si sono sposate con ebrei internati. Campagna è stata insignita di due medaglie d’oro al valore civile, una destinata alla città di Campagna e alla sua popolazione ed una al Vescovo Giuseppe Maria Palatucci. Nel 2006 l’ebreo Walter Wolf venne a testimoniare la sua permanenza a Campagna, è ritornato dopo 70 anni da cittadino libero a rivisitare quel significativo luogo della memoria.

salerno Durata:
60 Minuti
Museo della Memoria: dal lunedì al venerdì : 15.00 - 18.30; sabato e domenica dalle 09,30 alle 11.30 (su prenotazione)
Telefono: 0828.48107, 333.8911710 (prenotazione visita guidata Associazione Ignis) Tipo: museo Sito Museo della Memoria