Nocera: i fasti ancora sepolti

Alla scoperta di uno dei centri più importanti dell’agro nocerino-sarnese
di Maria Cristina Napolitano - 15 Luglio 2014
Battistero di Nocera

Una delle più grandi città della Campania Antica è Nuceria Alfaterna, che ricadeva negli attuali comuni di Nocera Superiore e Nocera Inferiore, in provincia di Salerno. Le due città sono accomunate dalla medesima storia anche se dal 1851 il territorio è stato scisso in due comuni.

Abbiamo voluto approfondire la conoscenza del territorio di Nocera grazie al supporto del Presidente dell’Archeoclub locale, Antonio Pecoraro, che ci ha condotti nella scoperta di un luogo dal passato glorioso.

Come spesso accade quando ci sono nelle vicinanze dei grandi attrattori culturali, come in questo caso Pompei, i siti minori, un po’ distanti dai circuiti di maggior afflusso turistico, rischiano di rimanere, a torto, meno conosciuti.

La storia antica. A capo della Confederazione Sannitica Meridionale in epoca romana, Nuceria comandava sulle città di Ercolano, Stabiae, Sorrento e Pompei, che rimase il suo porto fino all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. È proprio questa l’importanza storica indicataci da Pecoraro come buona motivazione per la scoperta della città: “la sua importanza è il valore intrinseco della città stessa, che nonostante occupasse un territorio dell’interno, acquisì un ruolo di primaria importanza durante il VI-V sec. a.C.”.

Il suo passato è legato ai contatti con il mondo etrusco: “nel centro urbano di Nuceria confluirono gli insediamenti sparsi del territorio della valle del Sarno. La zona non solo era importante come punto di snodo delle vie di comunicazione ma anche per il fatto di accogliere una compagine etnica molto complessa. Addirittura Nuceria aveva un suo proprio alfabeto, che sopravvisse nonostante la diffusione dell’alfabeto greco ed etrusco” - spiega Pecoraro.   

Il Presidente dell’associazione culturale definisce Pompei come “una Nocera dalle dimensioni ridotte. Il suo perimetro era di 120 ettari, seconda in Campania solo a Capua e ugualmente si dotò di potenti mura di difesa, di cui restano tracce nelle fortificazioni di II sec. a.C.”.

I luoghi da visitare. Abbiamo chiesto cosa visitare a Nocera, quale l’itinerario consigliato: il battistero paleocristiano di Santa Maria Maggiore, noto come la Rotonda, fondato nella seconda metà del VI secolo d.C. su modelli bizantini, riutilizzando nella costruzione materiali di spoglio di altri edifici della zona, come ad esempio le colonne che creano nell’interno una vivace policromia. Una curiosità è che il fonte battesimale è per dimensione il secondo per grandezza in Italia. A seguire da visitare c’è il Castello medioevale di X secolo sulla collina di Sant’Andrea e il Museo Archeologico Provinciale dell’Agro Nocerino sito nel Convento di Sant’Antonio a Nocera Inferiore, oggetto da 22 anni, insieme al battistero, delle iniziative dell’associazione Archeoclub “Monumenti a porte aperte”.

Antonio Pecoraro ci tiene a segnalare altri monumenti che non andrebbero tralasciati “il teatro ellenistico romano di Pareti di II secolo a.C. e l’anfiteatro ancora non scavato in località Grotti. Quest’ultima struttura era stata interrata da materiale alluvionale in seguito ad una contrazione dell’abitato nella parte occidentale, tanto che dell’anfiteatro se ne perse la memoria. Fu riscoperto successivamente, quando i nocerini si riappropriarono dei loro luoghi costruendo abitazioni, si accorsero che in quel punto del territorio era sepolto l’anfiteatro, tanto da poterne ricostruire l’ellisse completa”. Nel 1958 fu il Prof. Fresa a capire che l’andamento curvilineo delle tracce dimostravano la presenza di un anfiteatro, tanto che il toponimo Grotti o Grotte è proprio legato alle cavità che si incontravano nel momento di gettare le fondamenta per le abitazioni.

Le tradizioni. Abbiamo chiesto alla nostra guida di raccontarci di una festa particolare da vivere a Nocera, un momento nell’anno per cui varrebbe particolarmente la pena fare un salto a visitare la città: “ la festa del Materdomini del 15 agosto. Il Santuario intorno a cui si svolge la festa sorge sull’antico tempio di Cibele, ritrovato casualmente quando nel ’43 un carro militare, ispezionando la zona antistante il santuario, saltò in aria e nelle macerie fu possibile ritrovare i resti del tempio”.

Ma al di là della storia del monumento religioso, quel che colpisce è il collegamento con la letteratura: Domenico Rea, originario di Nocera Inferiore, inventa al suo posto la fittizia Nofi per il romanzo Ninfa Plebea in cui una giovane viene iniziata a numerose pratiche tra cui alcune tradizioni legate a Materdomini, “una festa a metà strada tra paganesimo e religiosità”.

Le prospettive. Antonio Pecoraro ci ha annunciato un prossimo appuntamento di discussione sul potenziamento dell’offerta culturale del territorio. Un’iniziativa di cui si occuperà Pecoraro stesso insieme con l’Archeoclub, sarà discutere nel prossimo mese di ottobre alla presenza dell’archeologo Prof. Mario Torelli, del Soprintendente Massimo Osanna e della Soprintendente Adele Campanelli, della possibilità di convogliare a Nocera alcuni degli investimenti destinati a Pompei. Antonio Pecoraro ha particolarmente a cuore la possibilità di uno studio sull’area dell’anfiteatro ancora interrato e dalle grandi potenzialità di ricerca di tutto il sito nocerino, soprattutto per gli aspetti inerenti i rapporti di Pompei, fin troppo studiata sotto tutti i punti di vista, ma da approfondire per le relazioni col territorio ed in particolare con Nuceria.

In definitiva una città dalla storia e dal passato corposi, anche se in parte ancora poco nota e nascosta, che va conosciuta e apprezzata, come ben suggerisce il nostro interlocutore, “andando oltre le apparenze”.

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