La leggenda del lupo mannaro di Montecorvino

Un marito, una moglie ed un terribile segreto
di Giovanni Vasso - 16 Marzo 2016

Questo fatto me lo raccontò la nonna di un carissimo amico d’infanzia. Lo conobbi per primo da lui, una sera d’inverno che s’era fatto troppo buio per giocare a pallone. Poi, qualche mese dopo, pregai la signora affinché me lo contasse. E lei non si fece pregare. Me ne raccontò due versioni, questa è la più romantica. L’altra, pià prosaica e (forse) più interessante dal punto di vista culturale e storico, la racconterò in un altro post.

Questa leggenda ha come sfondo San Martino, oggi frazione di Montecorvino Rovella, in provincia di Salerno ma la stessa storia, se non per qualche sfumatura diversa, viene ripresa in altre località rurali campane.

Ora, qui vive una coppia di freschi sposi. Un contesto di felicità estrema, perchè semplice e umile. Marito e moglie si vogliono molto bene, si aiutano, si rispettano e vivono di buon accordo. C’è solo un piccolo (e trascurabile) neo nella bella masseria. Una volta al mese, di notte, lui esce e non fa ritorno a casa che al mattino dopo. Alla moglie, senza dar troppe spiegazioni, raccomanda solo questo: “Non aprire mai la porta se prima non ho bussato tre volte”.

La donna, senza far troppe domande, obbedisce. Epperò la curiosità è femmina e l’invidia delle presunte amiche, quando fa il paio con le chiacchiere indiscrete, fa più danni della grandine. E così, sobillata dai dubbi delle furbe, la sposa decide di attendere, pazientemente, che giunga la notte fatale per entrare in azione. La notte, quella lì, sarà fatale. Il marito, giunta la notte di plenilunio il più splendente, esce di casa profondendosi nelle solite raccomandazioni. La moglie finge di annuire. Passa un po’ di tempo e la donna inizia a sentire colpi forti alla porta. Li ha sempre sentiti, in fondo. E poi non sono quei tre che fanno segnale di via libera. Urla, grida e tonfi. Cose di sempre, in fondo. Non stavolta. La signora, consunta dalla curiosità, spalanca la porta e si trova di fronte un terribile lupo nero che subito l’azzanna alla gola, la uccide e poi la sbrana.

Quel lupo, ahiloro, era il marito. Colpito da una maledizione antica che gravava in capo alla sua famiglia (facevano i fornai apposta, per lavorare di notte quando non potevano riposare) era un lupo mannaro. Il mattino dopo, riavutosi dalla crisi di licantropo, si sveglia nel sangue della moglie. E si ammazza, pieno di dolore e di rimorso.

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