L’anima angioina di Angri: il Castello Doria

Dalla dominazione angioina a quella aragonese, la storia della fortezza nel cuore dell’agro nocerino
di Marco De Rosa - 13 Ottobre 2014
L’anima angioina di Angri: il Castello Doria

Era il 1290 quando Carlo II D’Angiò assegnò, questa fortezza al milite regio Pietro De Braheriis, arricchito da uno splendido parco, oggi diventato una villa comunale. Diviso in tre blocchi, con le due torri concentriche, il cortile d’ingresso e lo scalone settecentesco ed il palazzo vero e proprio: questo è il Castello Doria.

Al giorno d’oggi posto come sede municipale del comune di Angri in provincia di Salerno, presenta una facciata a portico e logge con una torre circolare, munita di merli che si elevano alla destra del complesso, che conserva tuttora il fossato originario, circondata infine da una grande anello su due piani che cinge e difende il corpo della torre. Quest’ultima è anche l’unica superstite dell’assetto antico della roccaforte, in cui si narra che fu ospitato Carlo V nel 1535 dal feudatario del tempo, Alfonso d’Avalos. La torre maggiore del castello “il Mastio”, è certamente la parte più antica dell'intero edificio: essa potrebbe infatti risalire all'epoca romana.

Importante nodo di comunicazione, faceva parte della potente maglia militare, realizzata a difesa della Real Valle Angioina. Durante la lotta per la successione al trono di Napoli contro gli aragonesi, subì molti assedi, tra cui ricordiamo quello condotto da Forte Braccio da Montone occorso nel 1421, durante il quale la torre “Oppidium Angarium” fu data alle fiamme. Resistette anche all’invasione del 1438 dell’esercito di Alfonso d’Aragona.

La grande famiglia nobile dei Doria, acquisendo vasti latifondi dell’agro nocerino – sarnese, venne in possesso del castello, di loro proprietà per due secoli, dagli inizi del 1600 fino agli inizi del 1800, quando poi fu abolito il feudalesimo. In questo periodo fu anche restaurato da Marcantonio Doria, il quale fece effettuare una radicale trasformazione del castello. Infatti fu svecchiato ed alleggerito dalle possenti strutture del primitivo aspetto di severo maniero medievale; illeggiadrito dalla bella costruzione del corpo avanzato frontale, su cui spazia l'ampia terrazza, là dove un tempo si apriva il verone maggiore di transetto tra le due torri terminali di ponente, fu adeguato in altezza alla torre maggiore e adattato principalmente a comoda dimora principesca, con attorno un incantevole parco caratterizzato da grandi e ricche aiuole con alberi secolari. Il maestoso ingresso presenta motivi neoclassici e al centro vi è una collinetta artificiale, che racchiude all' interno una grotta.

Nel 1908 l' Amministrazione Comunale presieduta dal sindaco Adinolfi acquistò il castello, per una cifra che si attesta sulle novantamila lire, trasformandolo nella sede del Municipio e carcere mandamentale. Il Parco è stato adibito a Villa Comunale mentre la dependance di fronte al castello è diventata sede del Casino Sociale. L' aia della Corte, che era stata utilizzata dai contadini per stendervi il grano d' india ad asciugare dopo il raccolto, fu messa a disposizione per la costruzione del Monumento ai Caduti.

Durante la seconda guerra mondiale fu colpito da una ventina di proiettili d' artiglieria e mortai, mentre il terremoto del 1980 rese il castello inagibile. Ma dopo circa 4 anni di restauro, nel 1988, è tornato ad essere la sede del Municipio.

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