A Pompei si torna a scavare, ecco il progetto

Sicurezza e nuove scoperte in un'area mai toccata dagli scavi. L'entusiasmo di Osanna
di Giovanni Vasso - 22 Marzo 2018
A Pompei si torna a scavare, ecco il progetto

Un compleanno speciale per gli scavi di Pompei: alla vigilia del 270esimo anniversario dalla scoperta della città antica, il Parco archeologico presenta il progetto per indagare nell’area della Regio V.

L’iniziativa, però, non avrà (come sperano gli studiosi e gli archeologi) solo un valore culturale. I lavori, infatti, mirano a “livellare” il cuneo che grava sulle aree già scavate. Il dislivello, infatti, crea pressione sulle strutture antiche riportate alla luce che, così, si rivelano soggette a crolli. In più, il progetto ambisce a creare un nuovo percorso nell’area degli scavi che unirà la via della casa delle Nozze d’Argento con via Nola.

GUARDA LE FOTO DEI NUOVI SCAVI DELLA REGIO V

Lo ha spiegato nella mattinata di oggi, nel corso dell’incontro con la stampa, il direttore del Parco Archeologico Massimo Osanna: “Un pezzo di Pompei da scavare e documentare, in maniera adeguata con tutte le tecnologie moderne, dallo scanner al drone, con tutte le analisi che ci sono consentite. Un pezzo di Pompei nuova che sarà documentata in maniera contemporanea Ci aspettiamo di trovare case con gli arredi intatti, lasciati dai fuggitivi del 79 d.C. spazi commerciali e pubblici. Un bel pezzo di Pompei, tutt’intorno le case vicine sono di livello altissimo”.

Fondamentale sarà tutelare l’esistente: “Lo scavo parte dalla sicurezza, che è la premessa. Qui c’erano stati molti crolli nel passato. Per risolvere, risagomiamo il fronte degli scavi e, facendo questo, scaviamo anche un pezzo ancora intatto di Pompei”.

L'area che sarà interessata dall'intervento è ampia circa mille metri quadrati il cosiddetto “cuneo”, posto tra la casa delle Nozze d’Argento e la casa di Marco Lucrezio Frontone. 

Il cantiere rientra nel più grande intervento di messa in sicurezza dei fronti di scavo, che delimitano l’area non scavata di Pompei, di circa 22 ettari. Oltre 2,5 km di muri antichi saranno messi in sicurezza, mentre l’area non scavata alle spalle dei fronti di scavo, nelle Regiones I-III-IV-V-IX, sarà oggetto di intervento di mitigazione del rischio idrogeologico, che assicurando un adeguato drenaggio del suolo consentirà di ridurre la spinta del terreno sui muri antichi, problema particolarmente insistente nel periodo delle piogge.

L’intervento globale su tutti i fronti della città antica rientra nel Grande Progetto Pompei e durerà circa due anni, per un costo complessivo di circa 8,5 milioni di euro. Nessun problema per i visitatori del Parco che non patiranno problemi né limitazioni in quanto i lavori saranno organizzati in sottocantieri. 

Intanto già iniziato a emergere interessanti novità dai primi lavori archeologici. Sta emergendo, hanno fatto sapere i responsabili del progetto, il vicolo che partendo da via di Nola fiancheggiava la Casa delle nozze d’Argento. Leggermente in salita, si presenta nella sua originaria configurazione con lo zoccolo dei marciapiedi e gli ingressi degli edifici che vi si affacciavano. In quest'area stanno venendo alla luce alcune strutture archeologiche, tra le quali l’ingresso di una domus, con pareti affrescate a riquadri su fondo rosso con al centro l’immagine dipinta di una coppia di delfini.

Interessante, quasi una ricerca nella ricerca, l'aspetto relativo ai vecchi scavi - quelli ottocenteschi - rispetto ai lavori come vengono svolti oggi.  Infatti un aspetto ritenuto inatteso dalle indagini archeologiche sta nel rinvenimento di un gran numero di reperti, quali antefisse e decorazioni fittili, frammenti di affreschi e di stucchi, frammenti di anfore e mattoni bollati, nella terra di risulta proveniente dagli scavi ottocenteschi e primo-novecenteschi svolti nelle adiacenze. Probabilmente all’epoca non c’era stato interesse al recupero di oggetti frammentari o non ricostruibili, che venivano pertanto scartati.

Il bello, però, arriva adesso. A partire da questo momento gli scavi, proseguendo in strati mai manomessi dopo l’eruzione del 79 d.C., potranno restituire sorprendenti reperti che saranno oggetto di studio multidisciplinare e di nuove metodologie di analisi.

napoli