Le scarpe consumate della Madonna, una leggenda tutta napoletana

Un rituale di fede e devozione che si celebra il 25 marzo nella Chiesa dell’Annunziata
di Marina Indulgenza - 24 Marzo 2017

La Real Casa dell’Annunziata nasce, insieme alla chiesa omonima, nel 1343 per volere di Sancha di Maiorca, la seconda moglie di Re Roberto d’Angiò, una donna talmente religiosa al punto che avrebbe ardentemente desiderato farsi suora, ma che, per motivi legati alla dinastia e alla corona, fu costretta a sposarsi. Si tratta di una delle prime opere assistenziali di Napoli insieme al Lazzaretto di via dei Tribunali.

Poiché la Congregazione dell’Annunziata già esisteva, Sancha chiese al sovrano di poter costruire, su un terreno che si trovava nella parte finale di Forcella, la piccola chiesa con annesso un ospedale dove si accoglievano anche i trovatelli che, tramite la “ruota degli esposti”, una sorta di tamburo di legno di forma cilindrica nella quale erano introdotti dall’esterno, venivano affidati alle cure delle suore appena nati o di pochi giorni (si racconta che, negli anni successivi, a seguito della forte povertà furono letteralmente “incastrati” anche bambini più grandi). Dall’interno, una monaca guardava attraverso due fori per controllare se vi fossero oggetti o indumenti, poi i bambini venivano lavati e dati alle balie perché li nutrissero.

Per diversi anni ai trovatelli si diede il cognome di “Esposito”, ma, poiché con il tempo si era trasformato in un marchio identificativo, Gioacchino Murat abolì questa consuetudine e fece attribuire come cognome una caratteristica propria di ciascun bambino.

I trovatelli a Napoli erano gli unici a non essere marchiati a fuoco sul tallone con il numero di matricola, cosa che accadeva a Milano e a Venezia, tuttavia indossavano una piccola medaglia in piombo con l’immagine della Madonna dei Repentiti, che, sul portale di fine ‘400 che si trova all’ingresso principale, viene raffigurata con il mantello aperto, simbolo di accoglienza. La chiesa fu poi distrutta da un incendio nel 1757 e grazie a Carlo Vanvitelli (figlio di Luigi), furono avviati i lavori di ristrutturazione, compresa la costruzione di un succorpo che fu utilizzato per dire messa e dare continuità alla vita della congregazione. La ruota fu poi murata nel 1875 perché non era più ritenuta di pubblica utilità, anzi, era vista come una sort  “vergogna”, anche se poi i bambini venivano comunque lasciati sulle scale della chiesa.

Mentre ai trovatelli veniva insegnato un “mestiere”, alle ragazze che vivevano nell’orfanotrofio si consegnava una piccola dote in denaro nel giorno in cui si celebra l’Annunciazione del Signore, si organizzava una “sfilata” per le fanciulle in età da marito per farle conoscere ai ragazzi di Napoli. Se la ragazza raccoglieva da terra il fazzoletto che un ragazzo aveva gettato per manifestare il suo interesse, allora potevano considerarsi promessi sposi.

La Real Casa dell’Annunziata, inoltre, ai piani superiori, dove si trovano le abitazioni delle suore, custodisce una statua della Madonna che indossa delle scarpette. Questo perché una leggenda racconta che di notte la Santa Vergine cammini a piedi attraverso le strade e i vicoli della città di Napoli per vedere come stanno i suoi numerosi figli (i trovatelli sono definiti anche “i figli della Madonna”), ragion per cui le suole delle scarpe sono completamente consumate. Ogni anno, il 25 marzo, la Madonnnina, che ha le fattezze di una bambola di porcellana e porta del lunghi boccoli biondi fatti di capelli veri, viene condotta giù nella chiesa affinchè le siano cambiate le scarpine. Si tratta di un rituale pregno di significato e di devozione: non è un caso, infatti, che molte mamme per invocare alla Madonna protezione o guarigione per i loro bambini, portino come ex voto proprio delle piccole calzature.

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