San Domenico Maggiore, uno dei luoghi simbolo di Napoli

Il complesso che fu la casa madre dei domenicani e della nobiltà aragonese
di Clelia Esposito - 01 Marzo 2016
San Domenico Maggiore

Lungo il decumano inferiore di Spaccanapoli si erge una delle chiese monumentali più belle della città, quella di San Domenico Maggiore. Situata nell’omonima piazza, la struttura, originariamente di forma gotica, rappresenta oggi un perfetto esempio di barocco napoletano e insieme all’adiacente convento, uno dei luoghi simbolo della tradizione architettonica e storica della città. Il più importante restauro avvenne per opera di Vaccaro, il quale diede alla struttura un’impronta barocca.

Eretta tra il 1283 ed il 1324 per volere di Carlo II d’Angiò, la chiesa, incorpora un preesistente monastero del X secolo, quello di San Michele Arcangelo a Morfisa, nel quale si stabilirono i domenicani. Gli ingressi per addentrarsi nella chiesa di San Domenico Maggiore sono tre. Nel bel mezzo della piazza, di fronte all’obelisco di San Domenico sono presenti due porte di accesso. La prima, sotto un balcone quattrocentesco, chiusa al pubblico e la seconda conduce, tramite un enorme scalinata, al transetto laterale della chiesa.

L’ingresso principale della chiesa si trova lungo Vico San Domenico, sul lato destro della struttura. È consigliabile scegliere questa opzione se non si vuole perdere l’effetto del maestoso ingresso della chiesa. L’interno della chiesa è molto vasto e ricco di sfarzo. Una gioia di colori, ben assemblati, marmo ed oro. Un soffitto a cassettoni meraviglioso con al centro lo stemma dei domenicani e ai quattro angoli le armi della casa d’Aragona e la corona spagnola. Imponente anche l’organo, realizzato dai maestri liutai napoletani. La chiesa, al suo interno, si presenta con una pianta a croce latina suddivisa in tre navate.

Le cappelle presenti sono ventisette, spiccano in particolare, la seconda, chiamata anche “cappella degli affreschi” sulle cui pareti sono presenti le opere del pittore romano Pietro Cavallini e la sesta, Il cappellone del Crocefisso. Quest’ultima, racchiude al suo interno altri affreschi e diversi monumenti sepolcrali, ma richiama l’attenzione in quanto custodisce una riproduzione fotografica della tavola del Crocefisso del XIII, quello che secondo la tradizione avrebbe parlato a San Tommaso D’acquino. L’illustre personaggio, ha soggiornato per diversi anni nel complesso, insegnando teologia. Assolutamente da visitare anche la sagrestia della chiesa. Al suo interno sono custoditi, in un ballatoio e su due piani, molti dei corpi mummificati degli aragonesi. Al convento si accede sempre su Vico San Domenico. Sviluppato su tre piani, il complesso ha ospitato per alcuni anni personaggi come Giordano Bruno, la cella di Tommaso d’Aquino, ancora oggi presente e quella di Cutolo, durante il suo processo. Fino agli anni ‘90 infatti, il convento ospitava le aule dell’ex Corte d’Assise. Originariamente, i chiostri di San Domenico erano tre, oggi soltanto uno è di competenza del complesso. Oggetto di svariati restauri, il convento è stato riaperto al pubblico nel 2012 ed oggi è suddiviso in più zone, una parte è utilizzata dai domenicani, un’altra è sede di una palestra ed un’altra ancora è sede di un liceo.

La chiesa ed il complesso di San Domenico Maggiore sono visitabili gratuitamente dal lunedì alla domenica dalle 10:00 alle 19:00.

napoli Durata:
1 Hour
Costo: Gratuito
Dal martedi alla domenica dalle 10:00 alle 19:00
Tipo: chiesa