Procida. Nel cuore di Terra Murata, l’Abbazia di S. Michele Arcangelo

La chiesa più antica dell’isola che custodisce un grande patrimonio di arte e storia
di Redazione Ecampania.it - 29 Gennaio 2016

Nel cuore dell’antico borgo di Terra Murata sull’isola di Procida, a circa 90 mt. sul mare vi è  la chiesa più antica dell’isola, l’Abbazia in onore all’arcangelo Michele, che custodisce un grande patrimonio di arte e storia.

La struttura venne eretta intorno all’anno 1000 come cenobio benedettino, nel 1500 divenne chiesa e residenza cardinalizia consacrata alla Madonna e successivamente dedicata a S. Michele, secondo un’antica leggenda che narra di un’apparizione dell’arcangelo nella data dell’8 maggio 1535 per cacciare via i pirati saraceni, sbarcati sull’isola per saccheggiarla di tutte le sue ricchezze. La data dell’apparizione come della ricorrenza nel giorno 29 di settembre viene festeggiata con solenni messe e processioni in cui viene esposta e portata in corteo la preziosa statua in argento e oro, ex-voto dei procidani del 1727 di pregiata manifattura napoletana.

Nel 1600 la struttura medievale venne totalmente cambiata, donando alla chiesa un tipico assetto barocco a croce latina, arricchendola con stucchi, marmi pregiati e opere d’arte datate dal XVI al XVIII secolo, tra cui risaltano dipinti del 1600 della scuola napoletana di Luca Giordano e pitture dedicate al santo patrono. All’interno della chiesa è possibile ammirare, oltre la statua da processione dell’arcangelo Michele, un prezioso soffitto a cassettoni con motivi in oro della fine del XVII secolo, che domina la navata centrale dono del Card. Antonio Pignatelli, oltre a ben 17 altari decorati con motivi ad intarsio marmorei, un coro ligneo seicentesco posto nell’abside, le cappelle di preghiera e le botole da cui venivano calati i corpi di ecclesiasti e nobili che venivano sepolti in apposite cappelle sotterranee collocate sotto al pavimento principale della Chiesa, in uso sino al 1800, quando con l’arrivo dei francesi venne applicato l’editto di Saint-Cloud anche al Sud, proibendo la sepoltura nelle chiese e nei luoghi pubblici in Campania come nell’intero meridione.

L’abbazia, essendo stata per secoli monastero, è strutturata su vari livelli e nei piani inferiori si nascondono veri tesori che stupiscono puntualmente i migliaia di turisti e appassionati che non immaginano dall’esterno di poter ammirare una così grande ricchezza. Gli antichi sotterranei ospitavano le celle dei Benedettini furono trasformate nel XVII sec. in sedi di preghiera e riunione delle antichissime arciconfraternite procidane, distinguibili dal differente colore della mantellina chiamata “mozzetta” , tuttora esistenti e attive per la salvaguardia delle tradizioni religiose isolane.

Nella Cappella dedicata a S. Michele ,ex sede dei Turchini in onore alla Vergine Maria, è possibile ammirare alcuni testi di una biblioteca con circa 8.000 volumi, eredità dei vari cardinali e abati commendatari che nei secoli hanno arricchito la collezione che comprende anche antichissimi corali benedettini cinquecenteschi. Scendendo attraverso delle scale strette si giunge alla “Cappella Segreta” prima sede dei Rossi in onore alla Vergine Addolorata, dove avvenivano vari rituali di espiazione e dove sono collocati dei sarcofagi che ospitavano le salme di membri del clero e nobili, che un tempo venivano messi in esposizione in chiesa per il commiato di parenti e amici. Infine si accede all’antica fossa comune destinata al popolo procidano, seppelliti in quel luogo pagando il tributo di fossa e campana (ovvero far suonare la campana a morto) e alle sale di mummificazione, dove cardinali, nobili e confratelli venivano appesi ad essiccare, con il trattamento della scolatura, tradizione tipicamente spagnola portata e diffusa nell’intero territorio meridionale nei secoli del dominio XVI e XVII.

a cura di Pasquale De Candia

napoli Durata:
45 Minuti
Aprile-Ottobre: Lunedì-Sabato 10:00-12:45- 15:00-17:00 Domenica 10:30- 12:45, Su prenotazione: da Novembre a Marzo
Tipo: abbazia Sito ufficiale