Il Cimitero dei Colerosi di Barra

Vi sono sepolte illustri personalità, tra cui Macedonio Melloni ideatore dell’Osservatorio Vesuviano
di Redazione Ecampania.it - 15 Marzo 2016

Il Cimitero dei Colerosi di Barra in via Carceri Vecchie (detta anche Cupa Sant'Aniello) fu costruito  nel 1836 per accogliere le spoglie dei deceduti per colera delle diverse epidemie avvenute nella zona vesuviana durante il XIX secolo.

Prima l'Editto di Saint Cloud (1804) poi quello borbonico del marzo 1817 decretarono il divieto di seppellire i defunti nelle chiese e introdussero l'obbligo di inumarli in luoghi  posizionati fuori le mura cittadine.

Tale divieto si applicava soprattutto ai deceduti per malattie infettive e ai morti di colera, malattia che infuriava in tutta Europa nel XIX secolo. All'epoca, tra i medici europei prevaleva l'opinione che la malattia si trasmetteva per via aerea. Fu solo nel 1854 che Filippo Pacini scoprì il Vibrio cholerae, il batterio che causa la patologia, ma tale scoperta fu ignorata fino al 1884, anno in cui fu fatta la stessa osservazione da Robert Koch.

Il 13 aprile 1836 scoppiò a Napoli il colera che colpì pesantemente la zona vesuviana mietendo numerose vittime. Si decise di costruire un cimitero per i colerosi. Tra il 24 ottobre 1836 e il 26 luglio 1837, considerando le vigenti disposizioni legislative e l’elevato numero di decessi, fu necessario individuare un luogo, dove seppellire le vittime, diverso dai cimiteri, che già esistevano nel circondario, che potesse accogliere esclusivamente i deceduti del morbo.

Le giunte comunali di Barra, Resina, San Giorgio a Cremano, San Giovanni a Teduccio e Portici si consorziarono, con l’intento di suddividere i costi, e acquistarono un lotto di terreno per la somma di 698 ducati da un certo Andrea Ascione.

Terminata la costruzione, la gestione del sito fu affidata al comune di Barra, all'epoca capoluogo di circondario, e accolse nel 1837 le prime vittime, Maria Parlati, nativa dello stesso paese, e Francesca Cataldo, di 22 anni. Il cimitero accolse successivamente le vittime delle epidemie che si verificarono  negli anni 1838, 1854, 1865 e 1884.

Nel cimitero sono sepolti importanti personaggi che hanno rilevanza storica. Si conservano le spoglie del fisico Macedonio Melloni, ideatore dell'Osservatorio Vesuviano, il primo osservatorio vulcanologico al mondo. Lo scienziato di Parma viveva a Portici nel Palazzo Vergara di Craco in via Amoretti e vi morì di colera l'11 agosto 1854; Bernardo di Guèrard, pittore di Francesco Imperatore d’Austria; la duchessa Martina Caracciolo, sepolta in una cappella con cupola ad embrici smaltati; Domenico Capitelli insigne giureconsulto; Raffaele Mariconda avvocato; Gaetano d’Avalos, principe di Montesarchio; Carlo Antonio Manhes, generale di Francia; Francesco Durante, tenente colonnello di marina; Achille Arnaud, famoso incisore di medaglie. 

Dopo la conclusione delle varie epidemie coleriche e la morte dei familiari di quanti vi sono sepolti, il cimitero è stato abbandonato e dimenticato.

Attualmente il Comune di Napoli sta attuando un intervento di bonifica per restituirlo alla pubblica fruizione.

a cura di Giuseppina Di Tuccio

napoli Durata:
30 Minuti
Tipo: cimitero