Quando il ghiaccio diventa arte... di dissetarsi

Fresco, genuino e… buono. Ecco il rimedio made in Campania per difendersi dal solleone: il cazzimbocchio
di Marco De Rosa - 28 Giugno 2014
cazzimbocchio

L’Estate è ormai arrivata ed il caldo inizia a farsi sentire. Spesso, per combattere la calura, ci si rifugia sotto un chiosco di bibite, ma la voglia di qualcosa di fresco continua ad essere presente. In spiaggia o per strada, le alternative per una bevanda che sia fresca e dissetante sono poche. Noi però ne abbiamo trovata una, perfetta per chi incarna lo spirito campano e che rende piacevole anche il solleone estivo: il cazzimbocchio.

Corredato sia da sciroppi che da pezzi di frutta secondo i propri gusti, il cazzimbocchio è radicato nella cultura campana già dagli inizi degli anni ’50, prima della larga diffusione del frigo: nei chioschi degli acquafrescai napoletani era solito scorgere sempre, tra canovacci di puro lino o di cotone, le famose stecche di ghiaccio.

Dinanzi a questi chioschi, uomini con il fisico segnato dal traino dei carrettini sui quali erano sistemate le stecche, preparavano il rinfresco. Erano di forma parallelepipeda, della lunghezza al massimo di un metro: i carretti si fermavano dinanzi al chiosco e, avvolto in un sacco di iuta, c’era il ghiaccio da consegnare. Dapprima serviva a rinfrescare le bibite, ma dopo diventò utilissimo per la “rattata”, a Roma chiamata “Grattachecca”, a Palermo “Grattatella” e a Bari “Grattamarianna”.

Ancora oggi esiste qualcuno che tiene in vita la tanto buona e fresca “rattata”, fatta semplicemente con un oggetto metallico simile ad una pialla che conserva all’interno il ghiaccio grattato da sversare poi in un bicchiere.

Una bevanda dissetante e decisamente squisita che i nostri genitori dicevano di non tracannare per evitare problemi di stomaco. Da non confondere, sia chiaro, con la granita, prodotta con acqua mescolata a sciroppi e messa a congelare. 

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