Il grappolo d’oro rosso: il piennolo del Vesuvio

Uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana, eccezionale protagonista a tavola
di Giuseppe Scarica - 19 Febbraio 2015

Il pomodorino del piennolo è una delle prelibatezze della nostra terra d’amare. Uno spaghetto al pomodorino, un tarallo condito, una pizza napoletana col pomodorino o saltato semplicemente in padella questo dattero d’oro della nostra coltura sa essere protagonista eccezionale nella nostra tavola. Centrale nella dieta mediterranea, a crudo o cotto il pomodorino vesuviano è l’emblema della cucina campana.

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” è uno dei prodotti più antichi e tipici dell’agricoltura campana. Unico e inimitabile, viene prodotto nella zona del vesuviano, come indicato dal suo disciplinare, la zona di produzione è identificata nell’intero territorio dei comuni della provincia di Napoli: Boscoreale, Boscotrecase, Cercola, Ercolano, Massa Di Somma, Ottaviano, Pollena Trocchia, Portici, Sant’Anastasia, San Giorgio a Cremano, San Giuseppe Vesuviano, San Sebastiano al Vesuvio, Somma Vesuviana, Terzigno, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase ed  in una parte del territorio del comune di Nola.

Storicamente la coltivazione del Pomodorino del Piennolo ha radici antichissime, infatti notizie sul prodotto sono riportate dal Bruni nel 1858, nel suo “Degli ortaggi e loro coltivazione presso la città di Napoli”, nel quale si parla di pomodori a ciliegia, molto saporiti, che “si mantengono ottimi fino in primavera, purché legati in serti e sospesi alle soffitte”.

Francesco De Rosa è anche il primo ricercatore che riporta in modo esaustivo l’intera tecnica di coltivazione dei pomodorini vesuviani, facendo intendere così che si stava sviluppando nell’area un’intera economia intorno a questo prodotto, dalla produzione delle piantine da seme alla vendita del prodotto conservato.

Le caratteristiche che distinguono il Piennolo dagli altri tipi di pomodorini che vengono prodotti sul territorio campano, (sempre secondo il disciplinare) DOP sono:

allo stato fresco: frutti di forma ovale o leggermente pruniforme con apice appuntito e frequente costolatura della parte peduncolare, buccia spessa di colore rosso vermiglio, pezzatura non superiore a 25 grammi, polpa di consistenza elevata e di colore rosso, sapore vivace intenso e dolce-acidulo;

conservato al piennolo: colore della buccia rosso scuro, polpa di buona consistenza di colore rosso, sapore intenso e vivace. I “piennoli” o “schiocche” presentano un peso, a fine conservazione, variabile tra 1 e 5 chilogrammi.

Il Pomodorino del Vesuvio viene apprezzato sul mercato sia allo stato fresco, venduto appena raccolto sui mercati locali, che nella tipica forma conservata in appesa -“al piennolo”-dalla quale prende il nome , oppure anche come conserva in vetro, secondo un’antica ricetta familiare dell’area, denominata “a pacchetelle”, anch’essa contemplata nel disciplinare di produzione della DOP.

Ordinariamente la raccolta viene effettuata recidendo i grappoli interi, quando su di essi sono presenti almeno il 70% di pomodorini rossi, mentre gli altri sono in fase di maturazione. Questa antica pratica consente di procrastinare il consumo delle bacche, integre e non trasformate, per tutto l’inverno successivo alla raccolta, fino a sette-otto mesi, utilizzando locali areati e senza il supporto delle moderne tecnologie di conservazione.

Il “Pomodorino del Piennolo del Vesuvio DOP” per le sue qualità è un ingrediente fondamentale della cucina napoletana e campana in generale, ed ha una grande versatilità in cucina.

Accanto ai tradizionali spaghetti alle vongole e agli altri frutti di mare, gli chef locali si impegnano ad utilizzarlo in tanti altri piatti, tra cui una variante alla prelibata pizza napoletana.

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