A Pompei, anche i vigneti hanno una storia

Un’eccellenza campana, da una coltivazione antica: il Villa dei Misteri di Mastroberardino
di Maria Cristina Napolitano - 03 Luglio 2014
vigneti, scavi pompei, mastroberardino

Ci sono luoghi dell’antica Pompei che rimangono nascosti. Non si tratta dei cantieri con divieto d’accesso, bensì di quei luoghi in cui il passato è tornato vivo, tangibile nella sua prosperità. Rimangono nascosti perché vanno preservati come i più preziosi tra i tesori, nonostante non siano di metallo o marmo pregiato. Perché la meraviglia di Pompei, oltre l’importanza storica e artistica dei suoi resti, sta proprio nelle cose comuni, nei resti e nelle tracce degli uomini e delle donne di duemila e più anni fa.

Non si tratta dunque di resti materiali, bensì di piante, più precisamente viti, delle qualità Piedirosso, Aglianico e Sciascinoso, impiantati nel paleosuolo grazie ad un progetto nato nel 1994 che riguardava studi di botanica applicata all’archeologia.

Il progetto portato avanti dal Laboratorio di Ricerche Applicate della Soprintendenza, allora diretto da Anna Maria Ciarallo, si è avvalso delle competenze dell’azienda vitivinicola Mastroberardino di Atripalda, e si è esteso oggi a coprire un’estensione di poco più di un ettaro ripartito su 12 appezzamenti di diverse dimensioni, per una produzione vinicola potenziale di circa 30 quintali per ettaro. 

Questi luoghi ci sono stati svelati col permesso dell’azienda Mastroberardino, che ha i vigneti in concessione per 15 anni e che paga una royalty alla Soprintendenza sulla commercializzazione del prodotto finito. Ma l’idea della visita è nata dalla giusta coscienza civica di una ristoratrice pompeiana, la signora Michela Del Sorbo, proprietaria del Ristorante “Pompeo Magno” di via S. Abbondio a Pompei.

La ristoratrice è convinta della ricchezza del patrimonio culturale pompeiano e ritiene necessario “adoperarsi per far conoscere la città antica, non solo ai turisti stranieri che tanto apprezzano il territorio, ma anche ai tanti cittadini appassionati” a cui ha offerto la possibilità di un’esperienza unica nel suo genere. La visita è stata illustrata dall’agronomo Antonio Capone dell’azienda Mastroberardino, che ha mostrato il sapiente lavoro e le tecniche antiche riprese con estrema cura dalla casa avellinese. 

Il prodotto finale è il Villa dei Misteri, un rosso di qualità realizzato con uve coltivate con metodi antichi, che agli occhi degli esperti risaltano immediatamente. Si nota subito, entrando nel vigneto, l’estrema vicinanza tra i filari e una certa densità di impianto.

Come ha spiegato l’agronomo Capone: “non si tratta di un metodo applicato in epoca moderna, bensì della ripresa fedele dell’antico metodo di produzione, che prevedeva elevata densità di impianto, filari ravvicinati sorretti da paletti di castagno per una produzione di quantità ridotta ma di elevata qualità nel grappolo”.

Esattamente così sono state ripiantate le viti sulle impronte dei paletti antichi, recuperate attraverso calchi nel suolo, con un sesto d’impianto di 4 piedi romani per 4 piedi romani (1,20 m x 1,20 m).

Lo studio di partenza ha analizzato la pittura antica, assolutamente fedele negli elementi vegetali, le testimonianze scritte degli autori classici che celebravano i vini campani, le ricerche ampelografiche (per la classificazione delle viti), fino alla selezione di sette cultivars sperimentali esistenti anticamente e da reimpiantare: Fiano, Greco, Falanghina, Moscato per i bianchi, Aglianico, Sciascinoso, Piedirosso per i rossi.

Nei primi tre anni di sperimentazione si è compreso che la qualità migliore era lo Sciascinoso (o Olivella) e il Piedirosso, mentre il vitigno a bacca bianca non è adatto per motivi microclimatici. Dal 2006 esiste anche la qualità Aglianico di Taurasi, allevata ad alberello.

L’agronomo Capone ha spiegato che all’interno dei vigneti pompeiani non è possibile lavorare con mezzi meccanici e che assolutamente non sono mai stati utilizzati fertilizzanti. L’unico intervento che è stato effettuato negli anni ha interessato l’aggiunta di fosforo e magnesio fondamentale per la crescita dell’uva ma limitati nell’assorbimento a causa della ricchezza di potassio del suolo vulcanico, un suolo ricco e fertilissimo, reso tale anche dalla presenza della cenere dell’eruzione.

Foro Boario, Triclinio Estivo, Domus della Nave Europa, Domus della Caupona, Domus del Gladiatore, Domus di Eusino, Orto dei Fuggiaschi, sono i vigneti sperimentali in cui si produce il pregiato Villa dei Misteri, tutti racchiusi, come a protezione, da alti muri in opera reticolata. All’interno si conservano celle vinarie e una riproduzione di un torcularium.

La vendemmia si svolge in ottobre e anche quest’anno, come sempre, verranno aperte le porte al pubblico durante la raccolta delle uve, poi trasportate ad Atripalda per la lavorazione e l’imbottigliamento. Quest’anno sarà una festa particolare, ricade il 15º anno dalla prima vendemmia da cui è nata un’eccellenza campana dalla storia millenaria.

napoli