La politica al tempo degli antichi pompeiani

Come funzionava la vita amministrativa e politica nelle strade e sui muri di Pompei
di Giovanni Vasso - 05 Marzo 2015
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La politica è una passione, da qualunque parte la si segua, la si viva o la si condivida. Ed è una passione che, i campani, hanno da secoli. Pompei ne è ottima testimone.

Chi rimpiange un’età dell’oro del dibattito politico si disilluda. Come dimostra buona parte delle iscrizioni murarie elettorali scoperte tra gli scavi e catalogate dagli studiosi di mezzo mondo, la politica si faceva (anche) con le promesse, le alleanze scomode, le prese in giro e, persino, con le maledizioni.

Senza addentrarci nei sistemi elettorali, nell’architettura istituzionale vigente all’epoca, è interessantissimo notare come – dall’Antica Roma ai tempi di Twitter e Facebook – poco sia cambiato. Anzi, forse, all’epoca c’era meno ipocrisia. Non c’erano i partiti, ovviamente. C’erano delle “famiglie” politiche ma le differenze, come anche oggi accade, sfumavano radicalmente con il procedere dai centri del potere nelle periferie. Se a Roma si combattevano populares e optimates, sostenitori dell’Impero e nostalgici della Repubblica, in chiave locale i personalismi finivano per cannibalizzare il dibattito sui massimi sistemi (politici).

Le iscrizioni politiche pompeiane sono tantissime e sono state catalogate, nel corso degli anni, da numerosi filologi che ancora oggi si confrontano sul contenuto di alcune delle “scritte” più controverse. Spesso e volentieri chi metteva sui muri il suo “endorsement” si firmava. Ancora più spesso a nome di un’intera categoria.

Come fecero i venditori di focacce (clibanarii) che in via del balcone pensile chiesero il sostegno all’edilità per Trebio. Allo stesso Trebio Valente, in via dell’Abbondanza, i sostenitori di Ovidio Veientone rivolsero un appello: votalo come edile, lui ricambierà. Oggi grideremmo al voto di scambio, magari all’inciucio in realtà era una sorta di “accoppiata” per unire le forze in un’unica cordata politica. Anche gli orefici avevano il  loro candidato edile: Caio Cuspio Pansa. Non solo categorie professionali: il tempo libero unisce, oggi come allora. Così un tal Montano invita i “giocatori di pedine” (latrunculares)  a sostenere la candidatura di Lucio Popidio Ampliato e un non meglio identificato anonimo invoca la benevolenza dei giocatori di palla (pilicrepi) nei confronti delle aspirazioni elettorale Aulo Vettio Firmo.

C’erano, però, anche i detrattori. E c’erano le guerre, come quelle che di notte – ancora oggi – oppongono le squadre di attacchini dei sostenitori delle differenti fazioni politiche. Gli avversari politici sono sempre dei nemici. C’è stato chi, come Emilio Celere, invoca tremende maledizioni su colui il quale oserà cancellare il suo appello al voto per Lucio Stazio Recetto: “Invidiose\qui deles\ ae(g)rotes”. Ossia, invidioso che cancelli che ti venga un accidente.

Sfottò, ovviamente, ce n’erano. A iosa, anzi. Come un frammento scoperto in via degli Augustali in cui Floro e Frutto (evidenti “account” falsissimi) che invita i seribibi (cioè i beoni)  a votare in massa per tale Marco Cerrinio.

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