Il “Natale” nell’antica Pompei

In epoca romana, il mese di dicembre era caratterizzato da un ciclo di festività e celebrazioni
di Marina Indulgenza - 21 Dicembre 2017

Esiste davvero un legame tra il “nostro” Natale e le celebrazioni che avvenivano nel mese di dicembre nell’antica Pompei?

Stando alle ricerche effettuate da affermati archeologi e noti studiosi, anche se il Cristianesimo non si era diffuso nell’area vesuviana, non si esclude l’esistenza di un collegamento tra la rievocazione della Nascita di Cristo e un ciclo di festività tipiche del paganesimo in epoca romana.

La prima serie di celebrazioni, i Saturnali, avevano luogo dal 17 al 23 dicembre di ogni anno e simboleggiavano l’auspicato ritorno a quel periodo denominato Età dell’Oro, in cui gli uomini vivevano felici nell'abbondanza di tutte le cose e in perfetta eguaglianza fra loro, un'epoca felice che terminò quando Saturno fu cacciato da Giove e, da esule, trovò ospitalità nel Lazio, presso il Dio Giano.

Poiché si trattava una ricorrenza sacra che apparteneva a un’epoca in cui non vigeva la schiavitù, in occasione di questi festeggiamenti i servi venivano equiparati ai loro padroni e indossavano il “pilleum” o “pileus”, il cappello greco di forma conica, simbolo degli uomini liberi.

I padroni, inoltre, offrivano loro un lauto banchetto nel corso del quale si eleggeva un “Princeps Saturnalicius”, una figura caricaturale della classe nobile che portava una buffa maschera e indossava abiti dai colori sgargianti. Si trattava, in realtà, della personificazione di una divinità infera, da identificare di volta in volta con Saturno o Plutone, a cui veniva assegnato ogni potere e che doveva dirigere il buon andamento delle feste.

Vi era, inoltre, la consuetudine di scambiarsi doni d'ogni genere e d'ogni prezzo, come le “sigillaria”, figurine di terracotta o di pasta. Alla fine del “Convivium Publicum”, i partecipanti si salutavano augurandosi “Io, Saturnalia”.

Al simposio ufficiale corrispondevano i banchetti domestici e privati nelle singole case, dove si invitavano parenti e amici e la tavola veniva imbandita con quanto di meglio offrivano le cucine e le cantine. Dopo, ci si dedicava all’”otium” e al gioco d’azzardo, soprattutto quello dei dadi, che di norma era proibito fatta eccezione per il periodo della festa.

Finiti i Saturnalia, dal 21 al 25 dicembre si festeggiava il “Dies Natalis Solis Invicti”, il giorno della Natività del Sole Invincibile, un culto che era stato importato in Europa nel I secolo a.C. con i Misteri di Mithra e, successivamente, con la devozione al Deus Solis Invicti, il potentissimo Dio della Luce e della Vita.

Ad esso furono associate numerose divinità, come Apollo/Helios e lo stesso Cristo che, soprattutto dal II al IV secolo, fu identificato come il Dio Sole che rinasce ciclicamente vincendo sull’oscurità e sul disordine cosmico per la salvezza dell’Umanità.

In copertina: “Giocatori di dadi”. Affresco romano dall'Osteria della Via di Mercurio a Pompei (VI 10, 1.19, stanza b)

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