L’eterna luce di Caravaggio a Napoli

Il soggiorno napoletano e le opere realizzate in città
di Maria Cristina Napolitano - 30 Settembre 2014
L’eterna luce di Caravaggio a Napoli

Michelangelo Merisi, meglio noto come Caravaggio, il grande pittore lombardo dalla fama universale che ha influenzato con la sua arte la pittura barocca, visse alcuni degli ultimi anni di vita a Napoli, periodo felice e prolifico dal punto di vista delle commissioni artistiche.

Animo inquieto, aveva trovato a Napoli rifugio presso Luigi Carafa, figlio del duca di Mondragone e di Giovanna Colonna, sorella del cardinale Ascanio. Si era recato a Napoli perché sulla sua testa pendeva il bando capitale per l’omicidio di Ranuccio Tomassoni, che si presumeva fosse stato assassinato dall’artista per una lite scoppiata durante una partita di pallacorda e che lo costrinse a vivere da quel momento in costante fuga.

Era il mese di settembre del 1606 quando, in fuga da Roma, giunse la prima volta a Napoli e vi ritornò una seconda volta nel 1609 dopo un soggiorno sull’isola di Malta e numerose vicende turbolenti. Appena dopo un anno morì, colto da un attacco di febbre.

Nella città di Napoli, Merisi venne accolto come un innovatore e fu importante la sua attività che, nonostante la brevità, riuscì a segnare il passaggio della pittura napoletana a forme più moderne. La sua pittura era caratterizzata da un 'realismo drammatico', secondo la definizione di Giulio Carlo Argan, e da un rifiuto delle convenzioni, rinunciava al bello per raccontare la realtà, a volte cruda e terribile.

A Napoli non produsse solo pale d’altare ma anche quadri da cavalletto come un Davide con la testa di Golia importante perchè raffigura un macabro autoritratto dell’artista nella testa mozzata di Golia (oggi alla Galleria Borghese di Roma e l'altro esposto al Kunsthistorisches Museum di Vienna), l’Incoronazione di spine e due oli su tela con Salomè con la testa del Battista (oggi alla National Gallery di Londra e Palazzo Reale di Madrid) di cui è andato perduto l’originale.

Sembra che una delle prime opere napoletane gli sia stata commissionata proprio dai protettori partenopei: si tratta della Madonna del Rosario destinata alla cappella di famiglia dedicata appunto alla Madonna del Rosario. Ma qui non venne mai collocata e nel 1607 fu posta in vendita per 400 ducati. Attualmente si trova al Kunsthistorisches Museum di Vienna.

Tre tele vennero create per la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi di Napoli, il San Francesco che riceve le Stimmate, il San Francesco in meditazione e una Resurrezione, nota attraverso una copia di Louis Finson conservata ad Aix en Provence. Queste opere andarono perdute durante il terremoto del 1805 che provocò il crollo di una parte dell’edificio.

Caravaggio compose numerosi dipinti nel periodo napoletano, di questi solo tre sono ancora a Napoli: le Sette opere di Misericordia, un lavoro attribuito agli anni 1606-1607, tra i più importanti del maestro e cardine per la pittura italiana. Nell’opera si ritrova il grande realismo del maestro Merisi applicato a tematiche dottrinali, fu commissionata da un ente di assistenza e beneficenza, il Pio Monte.

Per la prima volta si riuniscono in un’unica scena le sette rappresentazioni generalmente rappresentate come opere a sé. I protagonisti dell’immagine sono tutti di estrazione popolare e la presenza della Madonna, staccata da terra mente osserva l’efficacia della sua Grazia nelle Opere, risponde ad una richiesta dei committenti. La rinuncia ad un fulcro centrale dell’azione sarà da stimolo per la pittura barocca partenopea successiva. Attualmente la tela è conservata presso il Pio Monte di Misericordia.

Un’altra opera caravaggesca presente oggi a Napoli è una seconda versione della Flagellazione di Cristo, eseguita tra il 1607 ed il 1608 per la Chiesa di San Domenico Maggiore, spostata al Museo di Capodimonte nel 1972. L’opera era la più grande per dimensione tra quelle eseguite alla fine del suo soggiorno napoletano. Anche qui l’effetto ottico è stupefacente: il corpo di Cristo è immerso in un cono di luce e come per molte altre opere di commissione pubblica Caravaggio adotta una soluzione più consona ai canoni della pittura religiosa, rifacendosi al medesimo dipinto di Sebastiano del Piombo. È un modo nuovo di fare pittura: blocca sulla tela frammenti di corpi in movimento.

Infine presso la Galleria di Palazzo Zevallos Stigliano c’è il Martirio di Sant’OrsolaDipinto su commissione di Marcantonio Doria, è considerato come l’ultimo dipinto di Caravaggio giunto sino a noi.

Negli ultimi periodi napoletani dipinse la Negazione di San Pietro, oggi al Metropolitan Museum of Art di New York e il San Giovanni Battista oggi conservato presso la galleria Borghese.

Dopo la sua morte fu proprio a Napoli che nacque la corrente caravaggesca più marcata, Massimo Stanzione, Battistello Caracciolo e Jusepe de Ribera sono stati i grandi continuatori del segno artistico tracciato dal Merisi ai piedi del Vesuvio. 

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