Diamo i numeri a Natale: la tombola napoletana

Il gioco che assume i contorni della smorfia napoletana, tra significati allusivi e divertimento
di Maria Cristina Napolitano - 10 Dicembre 2014

Con l’arrivo delle festività natalizie diventa sempre più comune riunirsi in casa per trascorrere piacevoli serate giocando in compagnia.

Quale gioco rappresenta di più il Natale se non la tombola, che in Campania assume i contorni simpatici e scanzonati della smorfia napoletana, tra significati allusivi, qualche bonaria volgarità e divertimento.

Un gioco adatto a grandi e piccini, particolarmente apprezzato per la sua semplicità - i numeretti di legno, il cartellone colorato e il panierino di paglia - anche se, per definizione, si tratta di ‘un gioco d’azzardo’ perché, in effetti, in palio ci sono somme di denaro che possono variare in base alla ‘tasca’ più o meno generosa dei concorrenti.

Le origini del gioco della tombola vanno ricercate nella Napoli del 1734, nel corso di una discussione fra Carlo di Borbone e Padre Gregorio Maria in merito al gioco del lotto.

Il re riteneva che il gioco dovesse essere retto dal potere regale per evitare che divenisse clandestino, mentre Padre Gregorio Maria lo considerava immorale per motivi religiosi.

Il compromesso si trovò vietando il gioco durante le festività natalizie affinché non ci si distraesse dalla preghiera. Ovviamente, i cittadini non ebbero intenzione di perdere questa bella abitudine e, pur di salvaguardarlo, preferirono attribuirgli un carattere familiare: si creò così il cartellone con i 90 numeri, che venivano estratti a turno grazie ad un cestino, il famoso ‘panariello’ di paglia che si ruota per far spuntare il numeretto fortunato a cui è attribuito un significato particolare e a volte irriverente.

Il gioco trae il nome proprio dalla forma del numeretto, dipinto su un bossolo cilindrico di legno che ricorda il tombolo usato per ricamare.

Ai numeri è attribuito un diverso significato da regione a regione e, generalmente si basa sulla smorfia napoletana che, a sua volta, dovrebbe derivare da Morfeo il dio greco del sonno.

I numeri più spregiudicati, accompagnati anche da vignette molto dirette, aiutano a suscitare l’ilarità dei partecipanti che possono organizzare anche delle vere e proprie Tombole Scostumate.

In questo caso a partecipare al gioco è un ironico ‘femminiello’ capace di restituire con un linguaggio vivace e spiritoso il vissuto dei vicoli napoletani più veraci.

Tra bucce di mandarini o fagioli per segnare i numeri estratti, finte vincite e battute sui numeri più spinti si trascorrono i lunghi pomeriggi delle festività, mentre si digeriscono i lauti banchetti natalizi. 

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