Cinema. Napoli Velata, il nuovo film di Ferzan Özpetek

L'occhio del regista turco si posa sui segreti e sui misteri di una città ricca di simbolismi
di Marina Indulgenza - 03 Gennaio 2018
Cinema. Napoli Velata, il nuovo film di Ferzan Özpetek

42 – il caffè; 18 – il sangue; 75 – Pulcinella; 10 – i fagioli: a Napoli i sogni si trasformano in numeri e ogni numero ha un significato ma, poiché le chiavi di lettura sono infinite, risulta spesso difficile comprendere cosa davvero ci vogliono rivelare, soprattutto in una città che “i suoi segreti se li tiene per sé”, una città dove il confine tra il sogno (‘o suonno) e la realtà a volte è labile e stratificato.

Una città che il regista turco Ferzan Özpetek ha fortemente voluto come protagonista del suo ultimo lavoro, “Napoli Velata”, un film corale che vanta un cast di attori eccellenti quali Giovanna Mezzogiorno, Alessandro Borghi, Anna Bonaiuto, Peppe Barra, Maria Pia Calzone, Luisa Ranieri, Maria Luisa Santella, Isabella Ferrari, Lina Sastri.

Un film che è un thriller psicologico perché parte da un delitto, per poi staccarsi dal noir e trasformarsi in un’indagine sulla precarietà della natura umana, in una storia di passione, in un dramma familiare in cui il livello emotivo si sovrappone sempre a quello razionale.

Sullo sfondo, i luoghi simbolo del centro storico di una città meravigliosa, con i suoi misteri e i suoi segreti: Piazza del Gesù, il Museo Archeologico Nazionale, Via Filangieri, Via Calabritto, Piazza dei Martiri, Palazzo Mannajuolo, le Stazioni della Metro, la Galleria Umberto I, la Farmacia degli Incurabili e, infine, la Cappella Sansevero.

Su di essi, il regista posa uno sguardo nuovo, diverso, introspettivo: l’occhio, infatti, è uno degli elementi cardini della storia, sia nella sua funzione di feticcio – che rimanda al “Nazar Bonjuk”, l’occhio di Allah della tradizione turca cui si attribuisce il potere di mandare via il malocchio –, sia come principio ingannatore o come elemento di assoluta e disarmante lucidità.

Un film che svela e rivela, nell’intricato dedalo di simbolismi, una città che è madre e matrigna, che nutre e fagocita i suoi figli, che li lega a lei ma non li protegge, in una spirale uterina fatta di contrasti e di immagini evocative.

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