Cinema. La magia della comicità senza tempo di Totò

Ripercorriamo la vita del principe della risata
di Marco De Rosa - 15 Febbraio 2015

Per raccontare la sua vita un articolo non basta. Forse nemmeno uno “speciale”, dedicato a tutto quello che ha fatto nella sua vita. Noi però proviamo a raccontare uno dei pilastri della napoletanità, orgoglio imperituro della nostra terra, grazie al quale ogni uomo, napoletano o campano, ha saputo cogliere dalla sua persona la sua essenza primordiale: la risata. “Il principe della risata”: ormai è conosciuto da tutti così. Come, non lo avete ancora capito? Andiamo con calma. Lui nasce a Napoli il 15 febbraio 1898 in Via Santa Maria Antesaecula, nel cuore del rione Sanità di Napoli, al secondo piano del civico 109. La madre, Anna Clemente, lo registra all'anagrafe come Antonio Clemente e nel 1921 sposa il marchese Giuseppe De Curtis che successivamente riconosce Antonio come suo figlio. Nel 1933 il marchese Francesco Maria Gagliardi adotta Antonio trasmettendogli i suoi titoli gentilizi e solo a partire dal 1946 il tribunale di Napoli gli riconosce il diritto a fregiarsi dei nomi e dei titoli di: Antonio Griffo Focas Flavio Dicas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis. Ecco ora sapete chi è: il grande, unico ed inimitabile “Totò”. A 16 anni ha l’amara impressione che la sua grande passione per il teatro non porterà al successo e così, nel 1914, all’indomani della Grande Guerra, si arruola come volontario nell’esercito, anche se ben presto ne soffrirà le sue differenze gerarchiche. Questo tema però sarà spunto principale di una delle sue frasi più celebri: “Siamo uomini o caporali?!”.

Nel 1922 si trasferisce a Roma con la famiglia. Dopo qualche insuccesso comincia a farsi apprezzare ma la sua consacrazione avviene a Napoli. La critica però non gli risparmia “stilettate”, dimostrando di non saper apprezzare a pieno il suo forte carisma e la sua straordinaria personalità. Totò portò in scena, dal 1928 al 1957 - anno in cui dovette forzatamente abbandonare le scene a causa della malattia agli occhi - circa 40 spettacoli tra commedie e rappresentazione di avanspettacolo (fino al 1939), oltre a 12 "grandi riviste" negli anni ’40 e ’50. Totò è padrone del palcoscenico, recitando accanto ad attori famosissimi quali Anna Magnani e i fratelli De Filippo, in molte riviste di successo, continuando poi la sua carriera anche nel mondo del cinema. Già nel 1937 aveva debuttato nel cinema con "Fermo con le mani" e fino al 1967 interpreterà circa 97 film. Ecco allora una ricca carrellata dei suoi maggiori successi di sempre: “Il ratto delle Sabine”, regia di Mario Bonnard (1945), “Totò al giro d'Italia”, regia di Mario Mattòli (1948), “Totò cerca casa”, regia di Steno e Mario Monicelli (1949), “L'imperatore di Capri”, regia di Luigi Comencini (1949), “Totò le Mokò”, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1949), “Tototarzan”, regia di Mario Mattòli (1950), “47 morto che parla”, regia di Carlo Ludovico Bragaglia (1950), “Guardie e ladri”, regia di Steno e Mario Monicelli (1951), “Miseria e nobiltà”, regia di Mario Mattòli (1954), “Il medico dei pazzi”, regia di Mario Mattòli (1954), “L'oro di Napoli”, regia di Vittorio De Sica (1954), “Siamo uomini o caporali?”, regia di Camillo Mastrocinque (1955), “La banda degli onesti”, regia di Camillo Mastrocinque (1956), “Totò lascia o raddoppia?”, regia di Camillo Mastrocinque (1956), “Totò, Peppino e la... malafemmina”, regia di Camillo Mastrocinque (1956), “Totò, Peppino e i fuorilegge”, regia di Camillo Mastrocinque (1956), “Signori si nasce”, regia di Mario Mattòli (1960), “Sua Eccellenza si fermò a mangiare”, regia di Mario Mattòli (1961).

Incredibile la sua mole di lavoro: circa 4 opere all’anno, numero che non tiene conto del periodo di inattività legato alla Guerra.  Difficile anche raggrupparli per tema. E allora proviamo ad andare per generi.

Per “Maschera d'argento” (del 1947) fa seguito nel 1951 il Nastro d'argento per l'interpretazione nel film "Guardie e ladri" di Steno e Monicelli. Gran parte dei soggetti riguardavano fatti d'attualità: "Totò al Giro d'Italia" (1948), all'epoca della rivalità Coppi - Bartali; "Totò cerca casa" (1949) in cui calca le orme di un impiegato statale con famiglia numerosa vaga da un giaciglio all'altro, ma viene sempre sfrattato; oppure parodie cinematografiche come "Fifa e arena" (1948); "Totò le mokò" (1949)  "L'imperatore di Capri" (1949); "Totò Tarzan" (1949), "Totò sceicco" (1950).

Negli anni ’50 Totò si libera del cinema e teatro di rivista e si abbandona a fantasie comiche più variegate e libere, prendendo spunto dal teatro napoletano e dalle vicende di tutti i giorni: "Guardie e ladri", parabola sul furto e l'onestà, sull'eterna lotta fra il ladro e la guardia. Il primo che ruba per mantenere la famiglia, il secondo che deve catturarlo per conservare il posto, due uomini resi nemici dai rispettivi ruoli sociali, ma che finiscono per stringere amicizia e la guardia, dopo aver consegnato il ladro alla giustizia, continuerà a mantenerne la famiglia.

"47 morto che parla" (1951); "Totò e i re di Roma" (1951) ; "Un turco napoletano" (1953) ; "Totò e Carolina" (1954)  "Dov'è la libertà?" (1962) ; "I due marescialli" (1961); "Totò terzo uomo" (1951).

Vengono poi i film in coppia con Peppino de Filippo e le farse corrosive di Steno e Mastrocinque, con Totò che si ripete a soli scopi di cassetta, che ricicla gli stessi canovacci e le stesse situazioni. Il miglior duetto con De Filippo è forse "Signori si nasce" (1960) ; "Letto a tre piazze" (1960) ; "Totò, Peppino e la malafemmina" (1956). Fra i film degli ultimi anni "I due colonnelli" (1963).

Non solo talento cinematografico, ma più ampio e che abbraccia tutti i campi dell’arte. Indimenticabile la sua “Malafemmena” datata 1951, o le sue poesie, fra le quali è impossibile citare “A livella”.

Nel 1966 il sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici gli assegna il secondo "Nastro d'argento" per l'interpretazione del film "Uccellacci e uccellini", di Pier Paolo Pasolini, un grande intellettuale a cui si deve per certi versi lo "sdoganamento" di Totò. Per questo film Totò riceve anche una menzione speciale al Festival di Cannes.

Stanco e stremato, all’età di 69 anni se n’è andato. Morì nella sua casa di Via dei Monti Parioli, al civico 4, alle 3:30 del mattino - l'ora in cui era solito andarsene a dormire - del 15 aprile 1967. Stroncato da un infarto dopo una lunga agonia, tanto sofferta che lui stesso pregò i familiari e il medico curante di lasciarlo morire.

Nonostante l'attore avesse sempre espresso il desiderio di avere un funerale semplice, ne ebbe addirittura tre. Il primo nella capitale, dove morì. Dopo due giorni di veglia, con persone venute da tutta Italia per omaggiarlo, la sua salma fu accompagnata da più di 2mila persone nella chiesa Sant'Eugenio, sul Tevere, dove si svolse la cerimonia funebre. Sulla sua bara furono poggiati la famosa bombetta con cui aveva esordito e un garofano rosso. Il secondo si svolse a Napoli, la sua città natale alla quale era particolarmente legato e la sua gioia più grande sarebbe stata proprio ritornare lì, così fu. Il 17 aprile di pomeriggio il feretro partì verso la città, che praticamente cessò di esistere.

Fu interrotto il traffico, i muri delle strade furono riempiti di manifesti di cordoglio, le serrande dei negozi vennero abbassate e socchiusi i portoni degli edifici in segno di lutto. A causa della grande affluenza, il furgone che trasportava la salma impiegò due ore per raggiungere la chiesa di Sant'Eligio, dove si svolsero i funerali di fronte alla folla traboccante, valutata in circa 250mila persone. Viene sepolto nella cappella De Curtis al Cimitero del Pianto, nel cimitero sulle alture di Napoli, in località Capodichino, accanto ai genitori, al piccolo Massenzio, nato nel 1954 dall’amore con la sua Franca Faldini e morto poche ore dopo, e all’amata Liliana Castagnola. La tomba di Totò è ancora oggi una delle più visitate dagli italiani, che spesso vi si recano per lasciare dolci e biglietti. Il terzo funerale lo volle organizzare un “capoguappo” del Rione Sanità, nel suo quartiere, che si tenne il 22 maggio, cioè pochi giorni dopo il trigesimo; ad esso aderì un numero altrettanto vasto di persone, nonostante la bara dell'attore fosse ovviamente vuota.

napoli