Il Brigantaggio post unità d’Italia raccontato a fumetti

L’idea è venuta alla casa editrice Segni d’Autore che ha pubblicato “La Coccarda Rossa 1861”
di Gennaro Carotenuto - 23 Ottobre 2014
La Coccarda Rossa

“Nel 1888 Re Francesco II di Borbone è in esilio a Parigi. Nel Sud, dopo l’Unità d’Italia, i suoi soldati, ancora fedeli, combattono con determinazione contro l’invasore piemontese… ma il Generale Cialdini, Comandante dell’esercito di occupazione, è spietato: ordina a un Battaglione di Bersaglieri di radere al suolo il paese dei rivoltosi. Nicola, ex Sottufficiale del Reggimento degli

Ussari della Guardia Reale di Re Francesco, raduna un gruppo di coraggiosi per difendere la loro terra; come riconoscimento portano all’occhiello una Coccarda Rossa ma per il Generale Cialdini loro sono solo dei “Briganti”…”

Inizia così “La Coccarda Rossa 1861” il libro a fumetti di Mauro Mercuri, Carlo Bazan e Carlo Rispoli edito dalla Edizioni Segni d’Autore di Roma che racconta “le vicende relative agli ex soldati borbonici, che ancora fedeli al loro Re e alla loro Patria, si riorganizzarono in bande per combattere l'occupazione piemontese nel Sud. Portavano dei simboli distintivi, tra i quali anelli di zinco e coccarde rosse, con lo scopo di difendersi dalle stragi che i bersaglieri, piemontesi prima e unitari dopo, compivano coperti da una censura che è durata decenni”, spiegano i proprietari della Casa Editrice che attraverso la letteratura disegnata, come qualcuno ha definito il mondo del fumetto, hanno “deciso di veicolare una fetta di storia, che ancora molti non conoscono”.

Mauro Mercuri nella prefazione del libro afferma che “scrivendo il soggetto di questa storia ho cercato di dare risalto ai diversi motivi del fenomeno del brigantaggio, e richiamato alla memoria anche le ragioni dei vinti. Quelle dei vincitori le conosciamo bene, i nostri libri di storia, soprattutto quelli di carattere scolastico, ne sono intrisi. Meno conosciute sono le ragioni degli sconfitti, di quelli che subirono, di quelli che, nel tentativo di cambiare un destino che si faceva sempre più avverso, chiamarono semplicemente “briganti”. Tra le tante, mi ha colpito in particolar modo  la riflessione di un brigante, una domanda retorica da anteporre a qualunque analisi sul fenomeno del brigantaggio post unitario: Siamo briganti noi che difendiamo le nostre case in casa nostra?”