La "legge del Partenio" e la magia del calcio anni '80

Lo stadio di Avellino testimone del passato glorioso di una città che trovò il riscatto in un pallone
di Giovanni Vasso - 15 Marzo 2018

Se chiedete in giro quale sia stata la stagione più bella del calcio italiano, state certi che (quasi) tutti vi risponderanno indicando quella degli anni ’80. Quando si aprirono le frontiere, quando in Italia arrivarono i grandi campioni stranieri; quando a Roma giocava Falcao, a Napoli c’era Maradona e la Juventus si godeva Platini. Ad Avellino, quel calcio lì l’hanno visto molto da vicino. Anzi, l’hanno vissuto da protagonisti. 

Lo stadio Partenio oggi è cointitolato ad Adriano Lombardi, storico capitano dei Lupi dal 1975 al 1979, scomparso nel 2007 a Mercogliano, ucciso dalla Sla. La costruzione fu ultimata all’inizio degli anni ’70, lo costruì quello che – proprio negli stessi anni – divenne un’icona del calcio provinciale italiano: il presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi.

Con il nuovo stadio, iniziò la favola biancoverde. Dopo anni passati a fluttuare tra la terza e la quarta serie, l’Avellino colse la gioia della prima promozione in serie B della sua storia. Era il 1973. Al timone della società c’era già Antonio Sibilia, il vulcanico presidente che ha legato al suo nome un’intera stagione del futbol e non solo in Irpinia.

Le stagioni in B si susseguono, i Lupi frequentano alta e bassa classifica fino a quando, nel 1979, l’Avellino allenato da Paolo Carosi – un bunker difensivo – strappa il terzo posto, ultimo pass disponibile per la Serie A. In cima alla classifica, imprendibile, l’Ascoli di Rozzi, in mezzo il Catanzaro: tutte e tre saranno le “provinciali” per eccellenza della serie A degli anni ruggenti.

La più bella, però, rimarrà la stagione 1980-81. Bella perché legò, indissolubilmente, la squadra ai tifosi in un momento tragico per l’Irpinia, sconvolta dal terremoto del 23 novembre.

Lo ha raccontato, decine di volte, quello che era il capitano della squadra di allora, il libero Salvatore Di Somma, originario di Castellammare di Stabia. E di nuovo fu un incrocio del destino, la squadra aveva appena battuto per 4-2 proprio l’Ascoli di Rozzi: “C’era una situazione drammatica. Una signora, mentre eravamo sconvolti da quello che era successo, si rivolse a me e disse: Salvatore, che bella vittoria però oggi”.

Nacque così, anzi si cementò, quella che passò alla storia come “la legge del Partenio”. I biancoverdi – penalizzati di cinque punti a causa del calcioscommesse – riuscirono a salvarsi all’ultima giornata, pareggiando contro la lanciatissima Roma di Liedholm. Fu in casa che l’Avellino (quell’anno allenata dalla vecchia conoscenza del Napoli, Luis Vinicio) costruì i suoi campionati, le sue salvezze. Dieci campionati in A, durante i quali al Partenio giocarono gente come Stefano Tacconi, poi portiere titolare alla Juventus; Beniamino Vignola, talentuosissimo numero dieci poi anch’egli alla Vecchia Signora; l’indimenticato Dirceu, lo “zingaro” del calcio e poi i talenti stranieri che, in Irpinia, riuscirono a diventare delle vere e proprie icone nazionalpopolari: da Juary, il piccolo brasiliano che girava attorno alla bandierina del corner a ogni gol fino al peruviano Geronimo Barbadillo, il “Tartufon” che i tifosi del Milan (ma non solo loro) ancora ricordano; l’austriacone Walter Schachner e il bomber di scorta (a Napoli e Milano sponda Inter) Ramon Diaz; i bidoni Nikos Anastopoulos e il danese Soren Skov, di cui in città si ricorda più la bella moglie che le gesta pallonare. Piccolo ma combattivo, l’Avellino divenne una realtà calcistica per tutto il decennio magico del futbol italiano.

Quando gli anni ’80 volsero al termine, finì anche il ciclo magico dei biancoverdi. L’Avellino retrocesse nell’annata 1987-88, per colmo di sventura fu quello il campionato in cui la Figc decise che sarebbero retrocesse due sole squadre, per allargare a diciotto il numero delle partecipanti. Un solo punto bastò al Pescara per sfangarla, i Lupi con il peggior attacco (solo diciannove reti) e un rendimento casalingo non più all’altezza della Legge del Partenio tornò mestamente in B.

Da lì, gli anni di un lento ma inesorabile decadimento. Nel ’92 – proprio al Partenio – la rabbia dei tifosi escogitò una furibonda contestazione ai calciatori: sedici croci, ognuna col nome di uno degli atleti e la data di fine campionato. Allenatore di quella squadra era Ciccio Graziani, l’ex campione del mondo finito poi a guidare il Cervia del reality sportivo “Campioni”.

Fu invece un dramma vero, ancora sanguinante oggi, quello che accadde nel 2003 quando allo stadio perse la vita il giovane tifoso del Napoli Sergio Ercolano a margine dell'incontro tra gli azzurri e i biancoverdi padroni di casa. Una tragedia che al Partenio non è stata dimenticata. 

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