Gli Squacqualacchiun. Le maschere che aprono il Carnevale di Teora.

Figure antiche, primitive e grottesche legate a ritualità appartenenti a un ancestrale paganesimo
di Marina Indulgenza - 09 Gennaio 2019

Nella cittadina di Teora, in provincia di Avellino, ogni anno, a partire dal 17 gennaio, giorno che la Chiesa dedica alla celebrazione di Sant’Antonio Abate, fanno la loro comparsa i tradizionali "Squacqualacchiun", uomini camuffati con delle maschere che girano per il paese senza un preciso significato e che, di fatto, aprono il Carnevale.

L'origine degli "Squacqualacchiun" – termine che potrebbe derivare dalla voce dialettale "squacquarat" che significa "trasandato" –  si ricollega a ritualità legate al mondo pagano, come i Baccanali, il culto di Dioniso e delle divinità dei boschi, e per questo rappresentano un momento di ebbrezza, di gioia, di evasione, di libertà.

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Queste figure antiche, primitive e grottesche – che ricordano, per certi versi, i Mamutones della Sardegna – indossano un costume composto da un sacco di tela con una giacca stinta messa a rovescio.

Il loro viso è coperto da un cappuccio che funge da maschera e che lascia intravedere solo gli occhi.

In mano portano dei bastoni, alle cui estremità sono attaccati dei campanacci, che emettono un rumore cupo, e degli aghi di pino, che usano per i loro rituali.

Nel loro girovagare per i rioni del borgo irpino, infastidiscono e ingiuriano i passanti con lazzi e gesti un po' "spinti".

Una volta giunti nel centro del paese, gli "Squacqualacchiun" improvvisano una danza prima intorno a "lu pagliar" (il falò) e poi intorno alla fontana principale, compiendo il loro rito magico. 

La tradizione vuole che la prima apparizione della maschera sia il 17 gennaio, anche se l’uscita più importante avviene l’ultimo sabato del mese in occasione della festa che celebra una pietanza tipica della tradizione culinaria teorese, la Tomacella, una polpetta fatta con frattaglie di maiale, rafano (un’erba essenziale dal sapore simile a quello della senape) e formaggio grattugiato.

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