La notte dei falò di Nusco, la tradizione infiamma

Una festa che si tramanda nei secoli la cui origine si perde nella storia
di Giuseppe Scarica - 02 Gennaio 2015
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Qualcuno la collega al patrono Sant’Antonio Abate protettore degli animali e della comunità contadina di Nusco, piccolo borgo in provincia di Avellino. Altri invece ne danno un’interpretazione profana legata alla tradizione medievale del fuoco purificatore di anime, coscienze e corpi. Una delle leggende lega i falò di Nusco alla peste scoppiata nel 1656 in Irpinia ed in tutto il Mezzogiorno e che solo nel piccolo comune avellinese produsse 1200 vittime. L’accensione dei falò, in quell’occasione servi primariamente per debellare l’epidemia ed evitare il propagarsi dell’infezione ma anche per chiedere, in extremis, l’aiuto sacro di Sant’Antonio Abate….resta il mistero.

Sta di fatto che la notte del 17 gennaio è una notte di mistero e magia, di suggestione e spettacolo, specialmente a Nusco dove il falò di Sant’Antuonu è un miscuglio di fede e tradizione che da secoli richiama migliaia di persone da tutta la Campania, per una festa di paese che negli anni è divenuta una tappa obbligata nel panorama culturale prima ed enogastronomico poi.

Sant’Antonio Abate è stato da sempre raffigurato con accanto un porcellino e spesso anche con piccoli fuochi ai piedi o sullo sfondo. Proprio il fuoco , nei secoli, ha alimentato le leggende sul questa figura Sacra, il miracoloso fuoco guaritore di Sant’Antonio ha aperto la tradizione dei falò, non solo a Nusco ma in tutti i paesi e borghi dove la tradizione sacra legata al Santo è molto forte.

L’accensione dei falò, nelle gelide notti dell’Irpinia più remota, al confine estremo della Campania, rendono ancora più magico e ricca di fascino questa tradizione secolare. I sagrati illuminati dai fuochi, le pizze imbrunite dalle scintille scoppiettanti, il vino che scorre a fiumi ed i sapori di terra irpina fanno dimenticare d’un tratto gli stenti e le carestie, le moderni pesti che affliggano corpo ed anima.

A Nusco la raccolta della legna secca è un rito che comincia il 13 dicembre, nel giorno di Santa Lucia, un tempo la stessa era donata dai fedeli, in segno di voto ed omaggio a Sant’Antonio. I ceppi venivano adunati davanti alle abitazioni e poi portati nel luogo del falò disposti sotto forma di coni. Molto forte era anche la competizione tra le varie contrade per la realizzazione del falò più grande. La tradizione, infine, imponeva addirittura che una “parte” del falò venisse riportato in casa sotto forma di cenere e disperso nei campi con l’auspicio di rendere ancora più fertile e produttivo il terreno.

I Falò di Nusco sono tutto questo, un miscuglio di fede e tradizione che ancora oggi non ha svelato il mistero del perché, resta il fuoco e la sua vena purificatrice che ogni anno pulisce coscienze e corpi, nel verde di Nusco, in una notte magica.

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