Perché a Natale si gioca a carte e a tombola?

Una tradizione che risale ai tempi dei Saturnalia, quando puntare d'azzardo era consentito
di Giovanni Vasso - 19 Dicembre 2018

Il Natale è (anche) gioco. Le serate di festa trascorrono in casa, tra castagne, dolci, cartelle e cartelloni. I pranzi interminabili che diventano cene passando su un ponte di carte napoletane, saltellando sulle caselle di un tabellone dove cantano i terni e brillano gli spiccioli.

Ma perché si può tirar tardi, a dicembre, giocando a carte? Dove nasce una delle consuetudini più amate del Natale campano (e italiano)? Molto probabilmente è una tradizione che ci arriva da uno dei culti più antichi della romanità, quello dei Saturnalia.

Alla fine di dicembre, i Romani – e con ogni probabilità prima ancora gli Italici – festeggiavano la figura di Saturno, il dio dell’Età dell’Oro la cui ultima dimora – dice la leggenda – fu il Lazio. Per onorare il dio, poi sovrapposto sincreticamente al ‘greco’ Crono, padre e nemico di Zeus-Giove, si svolgevano le feste a lui dedicate secondo un copione che noi ci ritroviamo a conoscere benissimo.

A capo di tutto il senso della festa, cioé la sospensione del tempo ordinario e l’entrata in un tempo diverso, differente e, in un certo senso, capovolto rispetto a quello quotidiano. Perciò si onorava il dio lasciando la consueta dimensione umana, entrando nel tempo di ferie.

La continenza nel mangiare e nel bere, perciò, poteva (e doveva) essere accantonata. Il rispetto delle convenzioni sociali andava immediatamente sospeso, capovolgendo i diritti e doveri di casta: un modo eccezionale, questo, per lasciar sfiatare l’otre delle tensioni e curare l’armonia tra le componenti delle comunità.

Tra le cose vietate che rientravano in quelle lecite al tempo dei Saturnalia c’era il gioco d’azzardo. Perciò a dicembre si poteva, onorando piamente il dio, far ciò che in altri mesi era considerato quantomeno disdiscevole. Ma non è tutto perché il gioco, come in (quasi) tutte le culture della storia, nasce come pratica religiosa se non addirittura magica e finisce, poi, per diventare una pratica (quando non un vizio) umano.

Lo spiega, molto bene, il grande studioso Alfredo Cattabiani che nel suo Lunario scrive a proposito: “I Saturnalia venivano celebrati lietamente per una settimana, fra il 17 e il 20 dicembre e, in epoca imperiale, continuavano fino al 24 conglobando altre feste”. E aggiunge: “Durante quei giorni, come in ogni periodo di caos rituale, la gente si scambiava i ruoli: ad esempio i padroni servivano gli schiavi. Inoltre si permetteva il gioco d’azzardo che, proibito durante il resto dell’anno, era originariamente un atto rituale in stretta connessione con la funzione rinnovatrice di Saturno il quale distribuiva le sorti agli uomini per il nuovo anno; sicché la fortuna del giocatore non era dovuta al caso ma al volere della divinità”.

E non è certo un caso, allora, che alcuni dei giochi più belli e famosi di Natale, su tutti la loro regina che è la Tombola, presentino un fascino che va ben oltre quello del simpatico passatempo familiare.

 

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