Il canto a fronna 'e limone nella tradizione campana

Intonati sotto le carceri o usati dai venditori ambulanti per la loro predisposizione al dialogo
di Redazione Ecampania.it - 11 Aprile 2016

È una tradizione che fortunatamente resiste ancora, soprattutto nell'entroterra giuglianese e nell'agro nocerino sarnese, seppur con le dovute differenze.

Spesso, anzitutto grazie agli anziani contadini, sentiamo parlare della fronna (o più esattamente fronn''e limone) come espressione di un canto unico, inequivocabile. 

Infatti, come scrive Roberto De Simone in Son sei sorelle, rituali e canti della tradizione in Campania, la fronna è appunto «una singolare forma di canto campano, eseguito a distesa, con andamento libero non mensurabile e, prevalentemente, senza accompagnamento strumentale».

Per quanto riguarda invece l'ambito "testuale", le fronne possono essere tranquillamente variate, improvvisate da qualsiasi cantore, soprattutto se l'esecuzione riguarda due o più persone. Proprio per la loro predisposizione al dialogo, le fronne hanno assunto anche una funzione comunicativa con i carcerati. Non a caso questi canti erano intonati sotto le carceri da parenti o amici di reclusi per trasmettere al carcerato messaggi d'amore o qualsiasi altro tipo di informazione. 

Nella tradizione campana lo stile delle fronne influenza non solo i celebri richiami dei venditori ambulanti, ma tutto lo stile canoro che ne deriva e in parte anche il canto a figliola e i canti alla cilentana.

a cura di Ferdinando Guarino

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