Il "ramo d'oro", Enea e il Lago d'Averno: dal mito alla tradizione

Il libro VI dell'Eneide e l'usanza di decorare con il vischio l'ingresso delle abitazioni
di Marina Indulgenza - 28 Dicembre 2017

Il vischio è una pianta parassita, senza radici, ed è verde tutto l’anno. Si usa molto durante il periodo natalizio come decorazione per i pacchi, o si regala a chi varca la soglia di casa come segno di buon auspicio.

Quasi in tutto il mondo è risaputo che, se due innamorati si baciano sotto un ramoscello di vischio la notte di Capodanno, terranno lontani da loro problemi e difficoltà. Baciarsi sotto il vischio, infatti, è una tradizione molto antica che risale addirittura al tempo dei Celti che consideravano questa pianta una manifestazione vivente degli dei, simbolo indiscusso di buona sorte e positività, soprattutto in amore.

Al di là dei miti celtici, un implicito riferimento al vischio si trova anche in Virgilio, precisamente nel sesto libro dell’Eneide, ambientato in prossimità del Lago d’Averno, un luogo che non è solo un topos letterario voluto dal grande poeta mantovano, ma che esiste realmente da più di quattromila anni all’interno di un cratere vulcanico spento, situato nel comune di Pozzuoli, tra la frazione di Lucrino e Cuma.

Stando alla religione greca e poi romana, questo lago – il cui nome deriva dal greco e significa “senza uccelli”, perché si diceva che le sue acque esalassero dei particolari gas che non permettevano la vita a nessun volatile – era la porta di accesso all’Ade (Inferi), il regno del dio Plutone.

Enea, nel desiderio di rivedere il padre Anchise, ormai defunto, decide quindi di scendere nell’oltretomba ma, su consiglio della Sibilla cumana, deve procurarsi un ramo d’oro – ovvero un ramo di vischio che, quando si secca, assume un colore “aureo” – che solo chi è degno può cogliere, per rendere così omaggio a Proserpina, regina degli Inferi. Una volta giunto nell’Ade, infatti, Enea utilizzerà il ramo prima per placare Caronte e poi per offrirlo a Proserpina, collocandolo sulla porta della città di Dite, all’ingresso dei Campi Elisi.

Ed è proprio da questo gesto compiuto dall’eroe virgiliano che deriverebbe quindi l’usanza di decorare con il vischio l’ingresso delle abitazioni, non solo come segno di augurio, ma anche come simbolo di rigenerazione e immortalità.

L'immagine di copertina è "Il Lago di Averno, Enea e la Sibilla cumana", dipinto da Joseph William Turner nel 1798.

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