Da Lentiscosa con amore: la “maracucciata”

Uno dei piatti tipici del Cilento che pochi fortunati hanno assaggiato: storia, ricetta ed abbinamento
di Maddalena Marano - 07 Settembre 2016
Da Lentiscosa con amore: la “maracucciata”

Sdraiato sui colli e fra gli ulivi, ecco che pasce Lentiscosa, frazione del comune di Camerota: un paese dai tratti tipicamente cilentani ricco di bellezze naturali ed artistiche da riscoprire, a due passi dal mare. Lentiscosa fu scelta, come avvenne per altri centri del basso Cilento, dai monaci seguaci della regola di San Basilio, i quali, a partire dal VII secolo d.C., colonizzarono le colline antistanti le coste della Magna Graecia.

Il nome del paese è tratto dall'arbusto del lentisco che vi alligna spontaneamente su tutto il territorio sia a monte che a mare. In questo luogo a dir poco magico, fatto di profumi della macchia mediterranea e scenari mozzafiato, in cui cielo, mare e natura si fondono, si sente spesso parlare di "maracucciata" .

Una parola ammantata di leggenda, una pietanza servita nei ristoranti a pochi fortunati, un qualcosa che tutti fanno finta di conoscere ma che pochi hanno avuto la fortuna di assaggiare. In realtà, questo piatto è uno di quei prodotti “identitari” che sovente assurgono a simbolo di un territorio e ne determinano riconoscibilità e unicità.

Il maracuoccio, che come le alici di menaica, i ceci di Cicerale, i fagioli di Controne e così via rientra tra i “Presidi Slow Food". È un legume della famiglia della cicerchia e viene coltivato, almeno così pare, solo in questo piccolo angolo del Parco Nazionale del Cilento. La semina avviene da gennaio a marzo e la raccolta verso il mese di giugno: le piantine si estirpano, si fanno essiccare, si adagiano su di un telo e si battono facendone uscire i semi. La molitura avviene presso mulini della zona e dai semi macinati si ricava una farina che si consuma, miscelata ad altre, sottoforma di polenta. L’aspetto è quello di un piccolo pisello dai colori che vanno dal verde scuro al marroncino, i terreni impiegati sono soleggiati e piuttosto calcarei.

La produzione, attualmente, è troppo modesta: infatti sono rimasti in sei a Lentiscosa a coltivare questo raro legume, con una superficie totale che sfiora a malapena i tre ettari dando ogni anno pochi quintali di prodotto che, in buona parte, vengono venduti ai ristoratori locali mentre la restante parte è utilizzata per il consumo familiare.

Attraverso la comunità del cibo si sta cercando di ampliare la produzione con il coinvolgimento di giovani e la creazione di una rete locale di ristoratori che promuovano il prodotto. In realtà questo prodotto è poco conosciuto sul territorio cilentano anche per il fatto che la coltivazione e la raccolta sono appannaggio di poche famiglie che hanno resistito e che, soprattutto, con la loro meritoria opera di conservazione, hanno dato vita, oggi, all’interesse che si sta sviluppando in maniera esponenziale attorno al maracuoccio.

La preparazione della "maracucciata" è abbastanza semplice in quanto richiede pochi minuti di cottura e una capiente pentola. In passato si usava la “caurara”, grossa pentola di rame ed un cucchiaio di legno che serve a rimestare la farina impedendo la formazione di grumi.

INGREDIENTI
250 gr di farina di grano e maracuoccio
1 bicchiere d'olio extra vergine d'oliva
1 cipolla
peperoncino piccante
crostini di panesale q.b

Procedimento. In una pentola far bollire l'acqua con il sale ed aggiungere la farina tenendo la fiamma molto bassa. Mescolare energicamente per non far attaccare il tutto alla pentola. A parte, far soffriggere la cipolla tagliata finemente ed i crostini di pane con l'aggiunta del peperoncino piccante. Dopo aver fatto imbiondire la cipolla, togliere dal fuoco la padella e versare la maggior parte dell'olio nella maracucciata, mescolando energicamente. Servitela ben calda con un cucchiaio dell'olio lasciato in padella.

Abbinamento. Considerato che l'Estate è ancora viva, in abbinamento perfetto, Donnaluna Fiano Paestum IGT Viticoltori De Conciliis. L’azienda Vitivinicola De Conciliis inizia la sua produzione all’inizio degli anni ’90. Nel 1997 grazie alla fantasia e all’ingegno di Bruno De Conciliis, uno dei tre fratelli, l’azienda vive un rivoluzione che la porta ad essere una delle più moderne realtà del territorio che propone prodotti di qualità, eleganti e raffinati come il Donnaluna. Giallo paglierino, profumi floreali e sentori di frutta a polpa gialla, sfumature di erbe selvatiche e toni di germogli secchi. Abbastanza minerale, ricco e cremoso in bocca, con una buona persistenza.

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