La festa della Madonna delle Galline: devozione folk a Pagani

Storia, tradizione e fede in unica festa
di Redazione Ecampania.it - 07 Marzo 2015
La festa della Madonna delle Galline: devozione folk a Pagani

Tra sacro e profano, tra devozione e folclore, una manifestazione che va ben oltre le tradizionali processioni pasquali. Sono questi i festeggiamenti in onore della Madonna delle galline di Pagani, cittadina dell’agro-nocerino-sarnese, attesi tutto l’anno non solo dai cittadini, ma da migliaia di devoti, turisti e curiosi provenienti da tutta la Campania e non solo.

La cultura contadina la fa da padrona, facendo affondare le radici di questo evento nel XVII secolo quando, secondo la leggenda in una corte alcune galline “trovarono” una tavola di legno dipinta raffigurante la Madonna del Carmine. L’evento ebbe grande risonanza nell’abitato e la credenza si diffuse a macchia d’olio, tanto da far costruire nel luogo stesso una chiesa che venerasse la Madonna e ne conservasse il dipinto, omaggiandolo con una grande festa e soprattutto con galline ed altri tipi di volatili.

Se invece vogliamo seguire la strada meno incerta della storia e le diverse testimonianze scritte, alla scoperta da parte degli ovini del dipinto dobbiamo fondere le notizie che ci raccontano di diversi miracoli compiuti dalla stessa Madonna. Si narra, difatti, che nel 1609 uno storpio, addormentatosi nei pressi della primitiva cappella che custodiva la tavola della  Madonna delle Galline, sognò la stessa che lo esortava ad alzarsi e camminare poiché era guarito. Destatosi, il poverello si stupì della realtà dei fatti e del miracolo che, seguito da altri sette fino al 1610, creò un enorme seguito di fedeli nelle zone limitrofe, tanto da indurre il vescovo di Nocera a costruire il santuario che oggi conosciamo.

La chiesa di Maria Santissima del Carmelo è artisticamente degna di nota grazie alle diverse opere custodite, tra cui 12 tele, raffiguranti le storie della Sacra Famiglia, che abbelliscono il magnifico soffitto a cassettoni e il grande altare marmoreo, tutte risalenti al XVIII secolo.

Organizzata dall’Arciconfraternita della Madonna delle Galline e dai padri carmelitani che reggono la chiesa, la festività avviene una volta all’anno nella settimana successiva alla Pasqua, culminando con la processione della prima domenica dopo la resurrezione.

L’avvicinamento inizia già dal venerdì, allorquando centinaia di persone si radunano dinanzi al santuario, attendendo l’apertura della chiesa in cui è custodita la statua della Vergine che solamente in quest’occasione è possibile ammirare.

Il piazzale in quegli istanti si riempie di preghiere, musiche e danze. La classica tammorra, il tamburo a mano con sonagli di latta, con il suo suono la fa da padrona, diventando la vera e propria colonna sonora della festività; la tradizionale tammorriata segna l’entrata in chiesa e dà inizio ai festeggiamenti. La musica che accompagna la sfrenata danza popolare, che affonda le sue radici nella nostra regione, segue per tutta la durata la processione domenicale, dando al rito sacro il giusto tocco di folclore così da renderla una delle feste religioso-popolari più conosciute del meridione.

Ad assiepare le stradine paganesi, seguono poi tutti i fedeli che portano in dono alla Vergine pavoni, oche, polli e le “sacre” galline che saranno anch’esse protagoniste.

L’attesa della festa si sente già dalle primissime ore del mattino, quando nel piazzale del santuario si è pronti ad accogliere la Madonna delle Galline nella sua uscita trionfale e a seguirla per tutti i vicoli della cittadina. Ed è proprio nelle corti, nelle vie che costeggiano i casali e i campi coltivati, che si dipana il corteo religioso ed è sempre qui che la tradizione mostra la sua essenza più vera: canti, balli, galline in corteo, edicole preparate nei cortili e balconi parati a festa con coperte e drappi colorati.

Tutto questo caleidoscopio di suoni e colori accoglie la statua della Madonna che sfila sotto gli occhi devoti ed emozionati di migliaia di persone, in molti casi accompagnata da diverse galline che imperterrite, tra fuochi d’artificio ed urla, restano appollaiate su di essa scortandola fino al rientro in chiesa che avviene solo in serata. Non prima, però, che all’alba del mattino dopo i musicisti pongano sotto di essa le tammorre che hanno suonato, per un giorno intero, per Lei.

E quest’anno, quest’evento studiato e raccontato da diversi antropologi e sociologi, si ripeterà in maniera come sempre impeccabile tra galline impettite, coperte rosse alle finestre, tra i tintinnii dei sonagli e gli occhi dei tantissimi grandi e bambini che ancora si incantano dinanzi alla Madonna delle Galline e alla sua leggenda.

a cura di Liberato Schettino

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