Pompei. Leda e il Cigno lo splendore della Regio V

Affreschi raffiguranti miti classici, carichi di sensualità, riemergono dalla domus
di Gennaro Carotenuto - 26 Novembre 2019

Una scena piena di sensualità, che racconta il mito classico di Leda e il Cigno, dà il nome alla domus rinvenuta lungo via del Vesuvio, nel corso degli interventi di messa in sicurezza e riprofilamento dei fronti di scavo all’interno del Parco Archeologico di Pompei.

La domus, simbolo della Regio V, trae il nome proprio da un raffinato affresco, presente in un cubicolo (stanza da letto), che rappresenta in una scena, carica di sensualità, la storia dell’amore tra Giove, padre degli dei trasformatosi in cigno, e Leda, la bellissima moglie di Tindaro re di Sparta.

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Dal doppio amplesso, prima con Giove e poi con Tindaro, nasceranno, fuoriuscendo da due uova, i gemelli Castore e Polluce (i Dioscuri), le cui sorelle erano Elena – futura moglie di Menelao re di Sparta e causa della guerra di Troia – e Clitemnestra, poi sposa (e assassina) di Agamennone, re di Argo e fratello di Menelao.

L’intera stanza è caratterizzata da decori raffinati di IV stile, con delicati ornamenti floreali, intervallati da grifoni con cornucopie, amorini volanti, nature morte e scene di lotte tra animali.

Finanche sul soffitto – rovinosamente crollato sotto il peso dei lapilli e i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama – si estendeva l’armonia di questi pregiati disegni, i cui frammenti sono stati recuperati dai restauratori per ricomporne la trama.

Nell’atrio della dimora, che presenta pareti con vividi colori, è possibile ammirare un affresco con Narciso che lo ritrae nella versione classica del mito, mentre si specchia in una pozza e si innamora della sua immagine riflessa.

Interessante è anche la presenza di una traccia di scala, che conduceva al piano superiore, e di un deposito nel sottoscala che ci ha restituito numerosi contenitori in vetro, otto anfore e un imbuto in bronzo.

Una situla bronzea (contenitore per liquidi) è stata invece rinvenuta accanto all’impluvio.

Su una delle pareti dell’atrio, posto di fronte all’ingresso della casa è emerso anche una grande figura di Hermes (Mercurio) dai vivaci colori.

Ad accogliere gli ospiti  nel corridoio di ingresso vi è un’immagine vigorosa e di buon auspicio del Priapo, che richiama, nella sua posa, quello già ben noto proveniente dalla Casa dei Vettii.

Priapo è un dio della mitologia greca e romana, secondo buona parte delle fonti figlio di Afrodite e Dioniso. Fu osteggiato da Era, gelosa delle relazioni extraconiugali del marito Zeus (padre, secondo leggende minori), che gli diede un aspetto grottesco e un fallo spropositato.

L’organo genitale, posato su una bilancia o rappresentato singolarmente, non è nuovo nelle pitture antiche. Spesso lo si trova su affreschi, mosaici o fuori da attività commerciali per auspicare benessere, fertilità, abbondanza, buon commercio e non da ultimo per allontanare il malocchio. Il fallo, così come successivamente il corno, aveva e ha valore apotropaico.

salerno Durata:
30 Minuti