Il mistero degli ammutinati inglesi durante lo sbarco di Salerno

Studiosi inglesi al MOA di Eboli per indagare sul controverso episodio della Seconda Guerra Mondiale
di Giovanni Vasso - 31 Agosto 2017
Il mistero degli ammutinati inglesi durante lo sbarco di Salerno

Forse è l’unico caso di ammutinamento che, durante la Seconda Guerra Mondiale, ebbe a verificarsi nell’esercito britannico. Ed è avvenuto a Salerno, durante l’operazione Avalanche. Protagonisti ne furono i veterani del reggimento dei Queen’s. E adesso, in vista del 75esimo anniversario dello sbarco a Salerno che ricorrerà l’anno prossimo, alcuni storici del Museo Nazionale dell’Esercito Britannico indagheranno sul controverso episodio. E per farlo, arriveranno a Eboli dove scruteranno le ricerche e gli archivi custoditi presso il Moa, Museum of Operation Avalanche, diretto da Giuseppe Fresolone

Controverso, sì. Perché dal 10 al 13 settembre del 1943 succede praticamente di tutto. I Queen’s rappresentano un’unità d’élite. Hanno combattuto sul caldissimo fronte africano, hanno incrociato le armi e la loro sorte con il Regio Esercito ma soprattutto con l’Afrika Korps tedesco del maresciallo Edwin Rommel, la Volpe del Deserto. Hanno lottato senza ottenere praticamente mai il sollievo di un cambio. Quando l'Ottava Armata di Montgomery decide di “scalare” l’Italia partendo dalla Sicilia, ai Queen’s viene proposto il “trasferimento” a Salerno. Ai veterani prospettano una sistemazione che tutto sommato pare tranquilla. Saranno imbarcati sulle navi, come riserve. Non dovranno, stavolta, affrontare la prima linea. Almeno non direttamente. Ma qualcosa va storto.

L’organizzazione dello sbarco a Salerno, da parte dei vertici militari e logistici inglesi – che fortemente avevano voluto portare qui l’operazione -, è a dir poco carente. Ai soldati viene prospettato di sbarcare senza nemmeno le cartine e senza copertura aerea dato che i comandi anglosassoni hanno la presunzione di voler sorprendere i pochi, ma agguerritissimi, tedeschi che presidiano strategicamente tutta la zona dalle colline intorno alla Piana del Sele, dopo l’8 settembre. Praticamente, un suicidio.

I veterani se ne accorgono, mugugnano, sbarcano dopo mille resistenze ma non avanzano. Non intendono farsi massacrare. Gli ufficiali e gli alti comandi la prendono malissimo. E li fanno arrestare tutti. Verranno condannati a morte, poi la pena verrà tramutata nell’ergastolo e successivamente sarà ancora mitigata. Su quei veterani, però, l’amministrazione britannica si accanirà arrivando a decurtar loro la pensione di guerra.

Sull’ammutinamento di Salerno, dopo 74 anni, è finalmente giunta l’ora di fare chiarezza. Vissuta come una macchia in Gran Bretagna, adesso gli storici inglesi hanno intenzione di scoprire come andò realmente in quei tumultuosi giorni del 1943. Se quei soldati, temprati dal deserto africano e dal piombo dell’Asse, abbiano semplicemente voltato le spalle al nemico (cosa di cui furono accusati) o se il loro gesto fu dettato da ragioni più serie. E nelle prossime settimane verranno ad Eboli, al Moa, per studiare insieme ai colleghi italiani cosa accadde, sul serio, tra il 10 e il 13 settembre del 1943.

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