Umbria Jazz: un evento imperdibile

Il festival, ospitato nell’incantevole Perugia, richiama ogni anno tantissimi appassionati
di Redazione Ecampania.it - 10 Gennaio 2020
Umbria Jazz: un evento imperdibile

Ogni anno nel mese di luglio c’è un evento imperdibile per tutti gli amanti della musica jazz e non solo: lo Umbria Jazz. Il festival, ospitato nell’incantevole Perugia, richiama ogni anno tantissimi appassionati che colgono l’occasione per visitare la cittadina umbra e compiere un viaggio all’insegna della musica ma anche del buon cibo, ottimo vino e molto altro. Insomma, si tratta di un pacchetto completo, una festa per orecchie, occhi e papille gustative.

1973

L’anno zero è il 1973. Il 23 agosto si tenne la primissima edizione dell’Umbria Jazz. Le serate in programma erano tre, due a Perugia e una a Gubbio che però non si tenne poiché sulla città si abbattè un temporale. La risposta del pubblico fu ottima nonostante la promozione non fosse stata particolarmente incisiva. Tale problema può essere giustificato almeno in parte dal brevissimo lasso di tempo che trascorse dal concepimento dell’idea alla realizzazione del festival. Ma come nacque l’idea? Beh, come prima cosa diciamo dove. 

Tutto prese forma al tavolino di un bar di Perugia, oggi chiuso, dove sedevano Carlo Pagnotta, un commerciante che accorreva a quanti più festival jazz possibile, e due futuri presidenti della Regione Umbria. L’idea piacque parecchio così, coinvolto l’assessore al turismo, si mise in moto la macchina organizzativa con il prezioso contributo di Alberto Alberti, uno dei più influenti manager jazz dell’epoca.

 

Gli anni di piombo

Il festival procede spedito, anno dopo anno: il pubblico cresce a dismisura e nel 1976 il cartellone comprende George Goleman, Dizzy Gillespie e Art Blakey. Il pubblico, come sempre accorre numeroso ma questa volta c’è una differenza non di poco conto. Sono gli anni di piombo e la politica arriva anche all’Umbria Jazz. Una parte di spettatori politicizzati fischia e contesta Chet Baker e Stan Getz, rei di essere bianchi borghesi. 

La Destra umbra insorge, il Centro protesta, il risultato è che l’edizione dell’anno seguente non si tiene. Si riprende nel 1978 con una nuova formula che ha lo scopo di evitare una eccessiva concentrazione di pubblico nello stesso posto: si organizzano due concerti in due città ma in questo modo il festival diventa difficile da gestire. Gli organizzatori si prendono una lunga pausa.

 

Il secondo ritorno

Umbria Jazz torna nel 1982, la grossa novità è che dalla gestione è escluso l’ente regionale. Altra novità è l’introduzione del biglietto per i concerti più importanti. Tre anni dopo nasce l’Associazione Umbria Jazz che ottiene dalla Regione la gestione del marchio. Se prima il Festival era itinerante, ora la maggior parte degli eventi si tiene a Perugia.

 

Non solo Jazz

Il Jazz è il protagonista del festival (aumenta lo spazio concesso ai jazzisti italiani) ma con il tempo gli organizzatori hanno scelto di dare spazio anche ad artisti provenienti da altri lidi musicali come Carlos Santana, Elton John, Eric Clapton, Lady Gaga ecc. L’edizione del 2020, poi, vede la partecipazione di Lenny Kravitz con la sua mitica chitarra. A proposito, se vi interessano informazioni e consigli sulle chitarre jazz, visitate questo sito: La chitarra felice.

 

Una edizione da record

Quella del 2019 è stata una edizione da record che ha fatto registrare numeri che nel lontano 1973 nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Sono stati venduti 41.300 biglietti, battendo così il record di affluenza fatto registrare l’anno prima con 4.000 presenze in più. L’incasso è stato di 1,6 milioni. 

Ma il festival ha anche un impatto economico e sociale innegabile sulla città essendo, di fatto, un catalizzatore di turisti che affollano alberghi, bar, ristoranti, comprano souvenir e visitano i luoghi di interesse di Perugia e comuni limitrofi. Insomma, l’Umbria Jazz fa bene a Perugia e ai perugini in quanto ne sostiene l’economica. Se state pensando di prendere e parte all’evento vi conviene muovervi fin da subito perché potrebbe essere molto complicato trovare un posto dove dormire.

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