Il museo della Pasta di Gragnano, a che punto siamo

In attesa della pronuncia da parte della Provincia, l’amministrazione comunale propone l’alternativa.
di Giuseppe Scarica - 13 Ottobre 2014
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Il museo della pasta è stato un progetto che negli anni precedenti dall’ amministrazione guidata da Annarita Patriarca  finanziato dalla provincia di Napoli tra il 2008 ed il 2009 per realizzare sul territorio di Gragnano un divulgatore per permettere al celebre oro bianco di avere una sua “casa”.

Negli anni però diverse vicissitudini hanno influito sull’immediata realizzazione del progetto, abbiamo sentito il consigliere di maggioranza, l’Avv. Patrizio Mascolo che ci ha fornito una dettagliata cronostoria e il punto sulla situazione del tanto atteso Museo.

Cosa è successo in questi anni?

“Il progetto del museo della pasta , come già detto, è stato finanziato dalla Provincia che in un’ottica di rilancio del turismo enogastronomico ai piedi dei Monti Lattari ha ritenuto giusto concedere un  finanziamento era a termine. Nello specifico,  la provincia avrebbe erogato  un milione e seicento mila euro circa per acquistare il piano terra del Monastero San Michele Arcangelo, corrispondendo subito un milione di euro e rimandando l erogazione della restante parte di finanziamento alla data della consegna dell’ immobile. Quindi, in sostanza la Provincia a fronte di un finanziamento complessivo di un milione e seicento mila euro acquistava la proprietà del predetto piano terra; piano terra che tuttavia necessitava di lavori di ristrutturazione.”

Poi cosa è successo?

“Ed è qui che sono sorti i problemi perché l opera, che doveva essere consegnata durante la seconda amministrazione Serrapica non fu, per ragioni tutt’ora ancora da accertare, completata e di seguito la provincia bloccò la  restante parte di finanziamento (600.000) non ancora erogato chiedendo altresì la restituzione del milione già corrisposto e quindi la risoluzione contrattuale. Durante l’amministrazione Patriarca e la successiva Commissione Prefettizia si cercarono ed ottennero alcune proroghe della data di consegna dell'opera tuttavia, di fronte al perdurare della situazione la stessa provincia avviò anche la procedura giudiziale per la dichiarazione di risoluzione del contratto con conseguente obbligo di restituire il milione di euro a suo tempo corrisposto.”

L’attuale amministrazione in che direzione si è mossa?

“Con l’avvento dell’ ultima amministrazione Cimmino, attualmente in carica, che nel vano tentativo di non perdere la possibilità di realizzare quest’ opera di grandissima importanza per la nostra città ed economia nonché per evitare di restituire il milione richiesto dalla provincia, si è proposto una sorta di permuta offrendo come location per allocare il museo della pasta il Monastero degli Agostiniani Scalzi a piazza San Leone. Immobile che consentirebbe, perché già pronto, di realizzare subito il museo della pasta ed evitare così la dichiarazione di risoluzione del contratto la speranza - continua Mascolo -  è che la provincia di Napoli sia disponibile a concedere questa permuta  e che intervenga prima della pronuncia giudiziale di risoluzione contrattuale (che dovrebbe aversi a stretto giro) ragion per cui vi è una particolare urgenza. La nuova location, proposta dall’amministrazione,  ha senz’altro il suo fascino ed è di immediata realizzazione tuttavia l opposizione, come è ovvio, non la ritiene adeguata  per  ragioni  collegate alla sicurezza e alle dimensioni della struttura.Quindi non ci resta, nel frattempo, altra strada che quella di tentare di concludere con la provincia di Napoli questa permuta che consentirebbe di realizzare nel convento di piazza San leone il tanto atteso museo della pasta, opera di fondamentale importanza per quello che è il settore più importante della nostra economia cittadina".

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