I cinque luoghi panoramici più belli di Napoli

Per romantici e semplici appassionati, alcuni consigli per uno spettacolo unico ed appagante
di Giuseppe Scarica - 22 Settembre 2014
I cinque luoghi panoramici più belli di Napoli

In provincia di Napoli, nel capoluogo, cinque posti da cui poter ammirare un tramonto, un’alba o un momento in uno dei paesaggi più belli del mondo.

Abbiamo scelto per voi cinque posti nella provincia di Napoli, sospesa tra cielo e mare, un’ incanto per gli occhi. Un panorama, alcune volte, può valere un viaggio, il prezzo di un biglietto: restare per qualche minuto stupiti ad ammirare l’infinito ci concede una sensazione di sazietà interiore.

Il fascino che possiede il golfo di Napoli, probabilmente, non ha eguali al mondo. Se solo ci fermassimo a pensare, se bloccassimo per un attimo l’istantanea come in un quadro di Matisse, in uno qualunque dei cinque posti che vi proponiamo, vi sfideremmo a riflettere su questo: in quale altro posto del mondo, un vulcano attivo si specchia in un mare azzurro e soprattutto, quante persone vivono alle falde di questo vulcano e hanno la fortuna di ammirare questo paesaggio. Una pazzia: forse quelle persone in alcuni casi fanno parte del paesaggio stesso, con le loro case, i giardini terrazzati, le vigne che si arrampicano sui pendii di un potenziale sterminatore… è un paesaggio unico, non c’è che dire.

E allora avventuriamoci a scoprirlo questo paesaggio, nelle diverse ore del giorno, dalle diverse prospettive, ognuna delle quali mostrerà i suoi più avvenenti e pittoreschi angoli.

Parco Virgiliano: uno dei polmoni verdi di Napoli: un parco posto nel quartiere residenziale di Posillipo, nella strada che scavalca la collinetta e degrada verso la grotta di Seiano, la discesa di Coroglio. Un luogo di bellezza e tranquillità unica che non sembra di essere in una metropoli. Il sistema di terrazzamenti che scendono verso il mare permette di aprire la vista sull’intero Golfo di Napoli. Può capitare di percorrere le stradine del parco, in pietra di tufo e fermarci a ridosso di una delle balconate: lo sguardo è immediatamente calamitato dall’isolotto di Nisida dalla forma tondeggiante sembra quasi che la tocchiamo con un dito. Più in là Procida ed Ischia: allunghiamo lo sguardo a destra e scorgiamo Capri. L’arcipelago campano è al completo, oltre c’è l’infinito del mare. Alla nostra sinistra si erge il Vesuvio, da questa prospettiva sembra quasi “sdraiato” verso il mare. Ai suoi piedi una distesa infinta di case, fino ad arrivare a Napoli: scorgiamo l’Eremo dei Camaldoli, il porto prima di volgere lo sguardo a destra e ammirare Pozzuoli. Sotto di noi l’emblema della città partenopea: Bagnoli ed il suo mare e le industrie dismesse, sembrano fare quasi da contrappeso alla bellezza della natura, l’opera dell’uomo così invasiva.

Vesuvio: Ci spostiamo in provincia, tra Ercolano e Torre del Greco e intraprendiamo la salita verso il Cono del Vesuvio. Una volta arrivati a quota 1050 metri d’altitudine al Piazzale Superiore, si procederà a piedi con l’ausilio di guide turistiche lungo un sentiero di circa 600 metri, fino alla vetta del vulcano. Siamo sulla bocca del cratere, lo sguardo si apre a 360 gradi, non manca nulla. Alle nostre spalle l’entroterra campano è visibile ad occhio nudo in quasi tutte le province. I monti dell’Irpinia, la catena dei Lattari che segna la fine della provincia di Napoli in direzione Sorrento, Punta Campanella e poi Napoli, in cui le isole del golfo sembrano poggiate su di un vassoio azzurro fatto di mare. L’atmosfera del Gran Cono aiuta la meditazione, le fumarole ci ricordano l’attività vulcanica, il pericolo che fa il paio con la bellezza del contorno. Una fortuna immane. Il nostro consiglio e di salire su  al Vesuvio al tramonto, in una di quelle sere limpide d’estate quando il sole è una palla di fuoco e, verso sera, si immerge nelle acque del golfo. All’orizzonte, contribuisce a ridisegnare le silhouette delle Isole.

Termini: è forse la località meno conosciuta delle cinque, ma ha il suo perché nella terrazza che si affaccia dalla piazzetta sul mare. Siamo ai confini della provincia di Napoli, su Punta Campanella che è il naturale spartiacque tra Salerno e Napoli. Massa Lubrense è un’ oasi di pace, tra i due golfi, Termini è una frazione del comune peninsulare. Vi si arriva seguendo le indicazioni per Marina del Cantone e attraversando le frazioni di campagna di Massa. Giungiamo in una piazzetta amena, anzi forse fin troppo moderna e distaccata, lasciamo l’auto e ci affacciamo alla balconata. Di fronte a noi uno scoglio imponente, il Salto di Tiberio, Capri e i Faraglioni. Sono distanti circa 5 chilometri ma a noi viene spontaneo allungare il braccio nel tentativo di toccarli. Un’immagine insolita, per vicinanza e prospettiva: tutto intorno giardini di limoni, uno stretto lembo di mare a fare da naturale ponte di congiunzione e poi l’Isola dell’amore. Sarebbe banale e semplicistico consigliarvi di andarci al tramonto o in una bella giornata di primavera. Noi vi consigliamo di andarci in pieno inverno, quando la voglia di caldo e di mare è maggiore, magari in un pomeriggio piovoso, un po’ di foschia, Capri è sempre li, esce dalle nuvole come una nave pirata. Maestosa perché cosi vicina, bella perché lo è di natura.

Il Molare a Monte Faito: come per il Vesuvio, vale sempre il discorso  che a volte serve un po’ di fatica prima di godersi il meritato premio. Siamo sul Monte Faito, la vetta più alta dei monti Lattari, tra Castellammare e Vico Equense.  Speriamo che a breve venga ripristinata la funivia che in soli 7 minuti ci accompagnerebbe da quota 0 a 1000 metri. Per adesso saliamo in auto, seguendo le indicazioni da Vico Equense verso Monte Faito, una volta giunti in località Belvedere, proseguiamo in direzione Santuario di San Michele Arcangelo. Poco prima del Santuario incontriamo il sentiero che ci accompagnerà verso il Molare. Un’oretta di cammino, tra faggi e castagni. L’ultimo tratto è un paradiso per gli amanti del trekking: un sentiero ripido senza barriere ci porterà sulla cima del Molare, il punto più alto del monte, chiamato cosi per la sua forma simile al dente umano. Arrivati in vetta, ciò che ci si palesa davanti è un balcone sull’eterno infinito. Una colonnina in porfido segna il punto di confine tra 4 paesi: Positano, Pimonte, Castellammare di Stabia e Vico Equense. Da un lato la provincia di Salerno, dall’altra quella di Napoli, la costiera amalfitana sotto i nostri piedi, qualche scia di barca si riesce a scorgere nell’azzurro sottostante. Il silenzio dell’altura fa il resto, il nostro dirimpettaio è il Vesuvio, leggermente più basso, al suo seguito uno sciame di case, la piana del Sarno, si sale su con lo sguardo superando  Napoli e Nisida e delineando, nelle giornate limpide, il litorale domizio fino a quello laziale, i Monti Lattari che si congiungono a quelli Irpini. Con Capri, Ischia e Procida il quadro è completo. Vi consigliamo di salirci di sera, accamparvi per poi godere dello spettacolo dell’alba. Un insieme di colori che cambiano di minuto in minuto mentre il sole pian piano si erge dalle verdi vette.

Castel Sant’Elmo ultimo ma non ultimo è il maniero che domina Napoli. Nel quartier Vomero, questa costruzione è l’emblema delle costruzione concepite per la difesa e l’avvistamento. E’ una sorta di salotto, sospeso su piazza Municipio ed il porto, a fare quasi da biglietto da visita per chi arriva da mare. Ci arriviamo in metro o in auto, entriamo nella storica fortezza e ci dirigiamo con passo spedito sulla terrazza. Da qui la vista su Napoli è unica: in fondo il centro direzionale, le cupole delle chiese, le guglie del Duomo ma soprattutto Spaccanapoli. Dall’altro lato il Maschio Angioino e Piazza Municipio, la cupola di della galleria Umberto e quella di della chiesa di San Francesco di Paola, uno sguardo a strapiombo sul cuore pulsante di Napoli. Di fronte si apre il mare e quel Vesuvio che come in una cartolina ricorre sempre: d’altronde, siamo nel golfo più bello del mondo, da tutti i punti di vista.

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