Il caffè è napoletano….ma non solo

Quando l’oro nero è ottimo anche lontano da casa
di Andrea Di Martino - 03 Settembre 2014

Un gran caffè e non lo trovi solo a Napoli. Ti allunghi a un’ora dalla Campania, giungi a Rivisondoli e il naso ti guida in un piccolo antro. E’ la deliziosa bottega di Giovanni Di Donato, un mastro pasticciere di finissima sensibilità. Curioso ricercatore, competenze da vero scienziato del gusto. Seleziona monocultivar di caffè da tutto il mondo, li tosta, li miscela, valorizza Cru e qui in tazze dalla giusta capienza e forma li somministra a curiosi e increduli avventori. Ma basta poggiare il naso, lasciarsi lambire il labbro e comprendi che sei innanzi al Dio De Caffè, ad Atahualpa e t’inchini commosso e riverente.

Qui trovi, se li cerchi e te ne innamori, dei gran Cru, Tournon Catur, Sidamo, Huehuetenango, Mexico Maragogype, Santos Descascado e il Malabar, il chicco che ci ha incantato. Un caffè indiano figlio dei monsoni, con sentori salini e marini e c’è chi narra che in questo caffè ha sentito il sapore dell’alga marina, e addirittura chi la voce di una sirena. Ma qui siamo al mito, quel che si costruisce intorno alle cose che inebriano ed emozionano, e su questo Cru noi ci abbiamo lasciato il core.

Vorremmo poter importare tanta sapienza. In quella che si considera la patria del caffè, Napoli, forse la pigrizia ha interrotto la ricerca. Ma nel frattempo la scorta dei caffè da poter portare a casa, macinati con grana più doppia per la Caffettiera Napoletana, che rispolvereremo per l’occasione, può consentire di rivivere sapori e gusti di un caffè senza pari.  E’ però l’intera bottega delle meraviglie, Il Botton d’oro, di Giovanni che ti rapisce. Perché ai caffè seguono delle deliziose cioccolate artigianali, che son selezionate da Cru di fave di cacao scelte con altrettanta meticolosità competenza e passione. E poi la pasticceria di cui l’anfitrionico patron e la sua compagna di vita Gigliola, sono dei veri e propri maestri e artisti. Basta addentare la soffice e perfetta sfoglia del cannolo alla crema e comprendi che c’è una marcia in più.

E’ un assist che fornisci a Giovanni affinché ti apra nuovi mondi, nuovi racconti, fatti di Francia, burri appositamente selezionati e tecniche apprese con la sapienza di chi non smette mai di voler migliorare. Dalla bottega, dopo aver trascorso un tempo immobile e tiranno, ci si può spostare di pochi metri in piazza in un altro luogo da non perdere a Rivisondoli, L’Osteria del Tarassaco. Qui un geniale oste ti accoglie con un cibo di buona fattura e correttezza. Ma ti ammalia con una degustazione impressionante di vini biodinamici di cui Fabio è un vero e proprio cultore, un ricercatore competente e appassionato. E con le bottiglie che si muovono da un tavolo all’altro, accomunando assaggio e impressioni, si genera un clima di convivialità e benessere che coinvolge tutta la sala, tra chi si conosce da sempre e con chi si è visti solo per la prima volta.

 E se a fine pasto dopo i distillati, la degustazione di un grande aceto accarezza il benessere di una serata, comprendi di aver messo il piede in un luogo dell’anima che non abbandonerai più. Si è indubbiamente in una terra vocata ai grandi prodotti, a un aglio magnifico, a zafferano sensazionale, grandi agnelli, funghi, tartufi, formaggi, salumi. Da ricercare, degustare e portarsi in bagaglio di ritorno. Si può scegliere di assaggiarli manipolati da uno degli chef più “in” del momento, Niko Romito, che si è spostato a Castel di Sangro in una location di prim’ordine o lasciarsi cullare e accompagnare più semplicemente da Giovanni Colangelo patron della Candarella di Pescocostanzo. Che seleziona grandi bottiglie e grandi prodotti e con la semplicità che lo caratterizza, è in grado di accompagnarti in una magnifica e rilassante serata all’insegna dell’essenzialità e della semplicità. Con la scusa di un caffè a Rivisondoli, insomma, si può entrare in un mondo da cui non si ha più voglia di uscire.

Andrea Di Martino      

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