I Sovrani di Napoli a Palazzo Reale

Viaggio nel tempo attraverso le sculture dei re più rappresentativi della storia della città
di Redazione Ecampania.it - 13 Marzo 2017

Dopo un lungo ed attento restauro, la facciata del Palazzo Reale è finalmente tornata visibile ai napoletani ed ai turisti che passeggiano per Piazza del Plebiscito. Formata in origine da un primo ordine di arcate progettato da Domenico Fontana (1600), venne modificata da Luigi Vantitelli nel 1754, il quale, a causa di alcuni cedimenti strutturali, tompagnò alternativamente gli archi, creando delle nicchie. Queste restarono vuote fino al 1888, anno in cui il re Umberto I commissionò agli artisti dell'Accademia di Belle Arti otto sculture ritraenti i sovrani più rappresentativi delle dinastie succedutesi a Napoli nel corso dei secoli. Il suo intervento, più che ad una volontà decorativa, rispondeva ad una esigenza politica, cioè sottolineare l'ingresso della dinastia sabauda nella storia del Regno del Sud.

Procedendo da sinistra verso destra, la prima scultura che ammiriamo è quella di Ruggero II d'Altavilla, capostipite della dinastia Normanna, realizzata da Emilio Franceschi. La sua opera è stata l'unica a ricevere un'accoglienza positiva dalla critica. Il sovrano è rappresentato con la corona bizantina ed i simboli del vicariato papale di cui era investito. I capelli sono rasati sulla fronte, ma più lunghi sulla nuca, acconciatura tipica delle razze nordiche dell'epoca. Nella mano sinistra regge uno scettro mentre, nell'altra, la spada, sulla cui lama fece incidere i versi "Apulus et Calaber, Siculus mihi servit et Afer". Ruggero II fu il fondatore del Regno del Sud, costituito dall'unione dei possedimenti normanni in Italia.

La seconda scultura rappresenta Federico II, re di Sicilia, Duca di Svevia, re di Germania e Imperatore del Sacro Romano Impero, di Emanuele Caggiano. I lineamenti del volto sono placidi e rilassati, in contrasto con il carattere del sovrano che fu invece combattivo e tenace. Ai suoi piedi, la bolla di scomunica lanciatagli da papa Gregorio XI ed una serie di codici manoscritti, forse allusivi alle Costituzioni Melfitane, da lui emanate nel 1231. È  ricordato soprattutto per la fondazione dello Studio Napoletano, avvenuta il 5 Giugno del 1224, oggi Università degli Studi di Napoli Federico II.

La terza statua è quella rappresentante Carlo I D'Angiò ad opera di Tommaso Solari. La scultura presenta tratti che sono stati più volte definiti brutti e spaventosi, forse per il carattere feroce che contraddistinse il sovrano. Il labbro inferiore leggermente arcuato, sembra quasi voler sottolineare una espressione di sdegno. La sua politica autoritaria portò nel 1282 alla Rivolta del Vespro, con la separazione della Sicilia che riconobbe come sovrano Pietro D'Aragona. La parte continentale del Regno rimasta in mano angioina, assunse il nome di Regno di Napoli, e la città partenopea ne divenne la capitale.

Procedendo ancora ci troviamo al cospetto di sua maestà Alfonso I Il Magnanino, la cui scultura si deve alla mano di Achille D'Orsi. L'opera eseguita con gran dovizia di particolari, risulta comunque troppo bassa rispetto alla nicchia che la accoglie. Il volto inoltre è inespressivo e negli occhi non vi è la pupilla. Alfonso, dopo aver sconfitto gli Angioini, entrò trionfalmente a Napoli il 23 febbraio del 1442. Per celebrare la sua ascesa al potere commissionò ai principali scultori dell'epoca il maestoso arco di trionfo, che ancora oggi adorna l'ingresso di Castel Nuovo. La città conobbe un periodo di grande splendore, divenendo una delle principali capitali dell'Italia Rinascimentale.

La quinta statua è quella raffigurante Carlo V imperatore, realizzata su bozzetto di Vincenzo Gemito. In seguito alla commissione da parte di Umberto I della statua, Gemito cadde in un grave stato di ansia e difficoltà. Egli infatti aveva da sempre una avversione per il marmo, prediligendo nella realizzazione delle sue opere l'utilizzo del gesso. Inoltre, il fatto di non poter utilizzare un personaggio vivente come modello, gettò l'artista nello sconforto, al punto da causare il suo ricovero in una casa di salute. L'imperatore è ritratto con la mano destra che sembra indicare qualcosa che si trova sul pavimento, mentre quella sinistra regge una sorta di scettro. Napoli fu sotto l'imperatore Carlo V dal 1519 al 1555, ma governata de facto da un viceré.

Segue la scultura ritraente Carlo III di Borbone, realizzata da Raffaele Belliazzi. Il sovrano è ritratto con gran dovizia di dettagli, appoggiato alla canna dal pomo d'oro e con lo spadino nella mano sinistra, nascosto tra le pieghe della veste. Carlo fu VII di Napoli, l'iscrizione Carlo III che appare sul basamento, nome con cui fu re di Spagna, è una volontà dei Savoia di "occultare" la dinastia borbonica nella storia di Napoli. Con Carlo di Borbone fu l'inizio per la città di una vita autonoma che si espresse al massimo negli interventi di Carlo tesi a dare a Napoli dignità di capitale.

La statua successiva è stata realizzata da Giovan Battista Amendola, e rappresenta il sovrano francese Gioacchino Murat. La statua venne giudicata troppo teatrale dalla critica dell'epoca. Le braccia sono visibilmente una più corta dell'altra, mentre il cappello indossato da Murat non appartiene all'epoca Napoleonica. La singolare posa farebbe pensare che Amendola lo abbia ritratto nel momento in cui venne messo a morte. Secondo altri invece, la posizione rappresenterebbe il saluto rituale della Massoneria. Gioacchino fu sovrano durante il tumultuoso Decennio Francese.

L'ultima scultura che si incontra è quella rappresentante Vittorio Emanuele II di Savoia, di Francesco Jerace. La scultura, molto criticata, vede il soggetto con il braccio destro che regge la spada sguainata, mentre quello sinistro è piegato sul petto e stringe nella mano una copia della Costituzione. Savoia non fu re di Napoli, bensì d'Italia, dal 1861 al 1879.

A cura di Alessia Crocifoglio. 

napoli Durata:
10 Minuti
Costo: Gratuito Tipo: Sculture