Museo di Capodimonte: la reggia e le collezioni

Un itinerario di visita tra i capolavori custoditi nella dimora reale di Napoli
di Maria Cristina Napolitano - 19 Gennaio 2015
Capodimonte Napoli

Il Museo Nazionale di Capodimonte a Napoli, straordinario contenitore culturale di arte e storia, uno dei simboli della magnificenza della città e del suo glorioso passato di capitale del regno, nasce da una collezione di famiglia. Il nucleo storico della collezione è costituito infatti dagli oggetti d’arte raccolti da Papa Paolo III, al secolo Alessandro Farnese, ed ereditati da Elisabetta, madre di Carlo di Borbone re di Napoli a partire dal 1734.

Alla collezione Farnese si sono aggiunte negli anni opere acquistate o donate ai Borbone, come gli arazzi che raccontano della battaglia di Pavia donati dal marchese Alfonso d’Avalos di Pescara (piano II, sala 62), oppure opere confluite nel museo per motivi cautelativi, come la Flagellazione di Caravaggio (piano II, sala 78), precedentemente esposta nella Chiesa di San Domenico Maggiore.

Il palazzo reale di Capodimonte nasce anche per assecondare la passione del re, la caccia. Il palazzo è infatti circondato da circa 124 ettari di bosco, uno dei polmoni verdi della città in cui non è inconsueto vedere persone passeggiare, chiacchierare o fare sport.

L’architetto che realizzò il palazzo fu l’ingegnere militare Giovanni Antonio Medrano che già dalla posa della prima pietra nel settembre del 1738, si occupò di definire gli spazi da destinare ad area espositiva e quelli da adibire a residenza reale. I lavori si protrassero molto a lungo, intervallati  alla realizzazione della Reggia di Caserta che assorbì ben presto l’attenzione del successore di Carlo, il figlio Ferdinando IV.

La visita al museo parte dal piano primo che si suddivide in Galleria Farnese e Appartamento Reale. Il criterio espositivo segue un ordine cronologico e per ambiti culturali. In biglietteria è possibile munirsi di audioguida o guida cartacea (entrambe a pagamento), e planimetria (gratuita).

Galleria Farnese. Nella prima sala ci attendono busti e ritratti dei Farnese (tra cui opere di Tiziano Vecellio e Raffaello Sanzio), la famiglia originaria dell’alto Lazio che grazie alle abili mosse del cardinale Alessandro seppe estendere i suoi domini tra Parma, Piacenza e Roma ed assicurare alla discendenza potere e possedimenti. Si prosegue con Venere e Amore, disegno di Michelangelo Buonarroti, e sempre di sua firma il Gruppo di Armigeri, cartone preparatorio per un affresco destinato alla Cappella Paolina in Vaticano. A partire dalla sala 8 iniziano gli ambienti destinati in fase di progettazione a sale espositive: vi troviamo il Ritratto di fra Luca Pacioli con un allievo (forse Guidobaldo da Montefeltro) di Jacopo de’ Barbari, la Madonna della gatta di Giulio Romano e nella sala 11 le opere di Tiziano: il Ritratto di giovinetta (forse l’Angela amata dal cardinale Alessandro), Danae (ancora Angela) e la Maddalena penitente.  

Si continua con Parmigiano nella sala 12, con il Ritratto di Galeazzo Sanvitale e Antea per poi dirigerci verso la Galleria delle cose rare, una wunderkammer di ispirazione cinquecentesca con opere d’arte decorativa tra cui il Ratto di una Sabina di Giambologna in bronzo fuso, opere in avorio, ambra, cristallo di rocca, il David di Francesco di Giorgio Martini e la Cassetta Farnese meravigliosa opera in argento dorato sbalzato e fuso, lapislazzuli, smalto e cristalli di rocca, opera di Manno di Bastiano Sbarri e Giovanni Bernardi.

La collezione gode anche di opere di area fiamminga come La parabola dei ciechi e il Misantropo di Pieter Brueghel il Vecchio (sala 17) e di opere emiliane come la celeberrima Atalanta e Ippomene di Guido Reni che godette nel’600 di una fama enorme.

Appartamento Reale. Principi e ministri hanno dimorato in queste stanze ricche e sontuose eco del tempo che fu. Si passeggia attraverso la Sala della culla, il Salone delle feste,  tra arredi settecenteschi, porcellane, arazzi, ritratti e chinoiserie di cui è estrema realizzazione il Salottino di porcellana della Regina Maria Amalia moglie di Carlo, con le pareti interamente ricoperte di porcellana finemente lavorata e decorata nella Real Fabbrica di Capodimonte. Si termina nell’Armeria farnesiana e borbonica con armi da fuoco, da taglio e da difesa, armi bianche, spade e pugnali, armi da botta, in asta e armature.

Secondo piano, Galleria Napoletana. Viene raccontata l’arte a Napoli dal Duecento al Settecento attraverso opere che provengono dai complessi religiosi di Napoli e provincia. Rivivono così gli Angioini, Aragonesi, i Borbone e gli artisti che per secoli furono tramite dei gusti e dei desideri delle grandi committenze. Racconta della storia del dominio angioino a Napoli nel ‘300 la tavola di Simone Martini con San Ludovico di Tolosa e sue storie (sala 66); legate forse ad Alfonso d’Aragona sono le tavole di Colantonio da Fiore con San Girolamo nello studio e San Francesco consegna la regola al primo e secondo ordine francescano (sala 67).

Nella sala 74 è possibile ammirare le opere del Vasari che ebbe strette relazioni con il vicerè Don Pedro da Toledo negli anni 40 del ‘500. Torna anche in questo piano un meraviglioso Tiziano con l’Annunciazione, opera proveniente dalla chiesa di San Domenico Maggiore. Dalla sala 78 con Caravaggio iniziano le opere di quelli che seguirono le sue orme: Carlo Sellitto, Filippo Vitale, Battistello Caracciolo. Un assaggio di Artemisia Gentileschi è nella sala 87; seguono i naturalisti napoletani Massimo Stanzione e Battistello a cui si associa Jusepe de Ribera con l’insolito Sileno ebbro.

Altre notevoli firme le incontriamo lungo le sale del secondo piano: le nature morte di metà XVII secolo di Recco, Ruoppolo e Forte e le opere del Cavalier Calabrese Mattia Preti presente a Napoli dal 1653 che si contende la scena con Luca Giordano.

Terzo piano, Galleria dell’Ottocento. Conserva significative testimonianze della produzione artistica maturata nell’Italia meridionale post unità con artisti impegnati nel testimoniare la realtà come Domenico Morelli, i fratelli Palizzi, Vincenzo Gemito.

Arte contemporanea. La collezione aperta al pubblico nel 1996 fa del museo di Capodimonte uno dei pochi musei storici che prestano attenzione anche all’arte contemporanea; le opere sono collocate tra il secondo piano (con opere di Burri, Kounellis), il terzo piano con Warhol e il notissimo e coloratissimo Vesuvius e la sezione fotografica di Mimmo Jodice e alcune opere presenti all’esterno e al piano terra. 

napoli Durata:
3 Ore
Costo: € 7,50 intero;€ 6,50 dalle 14.00;€ 3,75 ridotto Aperto tutti i giorni h 8.30-19.30; la biglietteria chiude un'ora prima; chiuso il mercoledì. Sito Polo Museale di Napoli