Ercolano e il fascino dell’antico

Uno dei siti della provincia di Napoli, tutelati dall’Unesco come patrimonio dell’Umanità
di Maria Cristina Napolitano - 03 Luglio 2014
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Uno dei siti tutelati dall’Unesco insieme con Pompei ed Oplontis dal 1997 è l’area archeologica di Ercolano, che condivide con questi siti la storia antica e la vicenda relativa alla riscoperta in epoca borbonica.

Herculaneum, questo il suo nome in età romana, derivante dall’eroe greco Ercole che pare l’abbia fondata di ritorno dalla Spagna, deve probabilmente i natali agli etruschi discesi nelle terre campane. Ma su di essa ancora altre civiltà si sono avvicendate nel corso dei secoli: subì l’egemonia dei greci che si erano stanziati a Napoli e a Cuma a partire dal VI secolo a.C., e nel secolo successivo cadde sotto il dominio della popolazione dei sanniti.

Nell’89 a.C. la città fu assediata ed espugnata da un legato di Silla e in epoca romana fu luogo di villeggiatura così come altri centri nella costa tra Punta della Campanella e Capo Miseno. Subì danni durante il terremoto del 62 d.C. e fu sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d.C. da colate di fango e lava che solidificarono creando spessi e compatti strati alti anche fino a 25 metri.

Il particolare microclima delle stratificazioni dovute all’eruzione ha fatto sì che non solo si conservassero gli edifici e gli apparati decorativi, ma anche i resti organici, la cui sopravvivenza dona al sito un’importanza mondiale. Stoffe, legni, papiri, cibo sono stati rinvenuti pressoché integri.

Più piccola di Pompei, Ercolano è stata riportata in luce dagli scavi settecenteschi solo in minima parte.

La città antica si trova ora notevolmente sotto il piano di calpestio, dal momento che la città moderna, Resina (e poi Ercolano) si è sviluppata esattamente a ridosso di quella antica. Questo fattore, se pur non ha permesso un’indagine dettagliata, fa di Ercolano uno dei posti più suggestivi al mondo: ritagliata in una fossa al di sotto dei palazzi moderni, a restituire perfettamente il senso del passare del tempo e dell’evoluzione storica.

La scoperta fu del tutto casuale ed è legata al principe austriaco d’Elboeuf che facendo scavare un pozzo in una villa di sua proprietà s’imbatté nel muro della scena del teatro antico, da cui prelevò, attraverso cunicoli sotterranei, quanto riusciva a trovare. Nel 1738 fu poi Carlo di Borbone ad ordinare l’inizio dei lavori di scavo, utilizzando lo stesso metodo usato in precedenza, cunicoli e gallerie che successivamente venivano ricoperte. La direzione dei lavori fu affidata a Rocco Gioacchino de Alcubierre, ingegnere militare spagnolo coadiuvato prima da Carlo Weber e poi da Francesco La Vega a cui si deve la redazione delle planimetrie di scavo, tuttora fondamentali supporti per la ricerca archeologica.

Solo nel 1828 la città fu scavata a cielo aperto per volere di Francesco I di Borbone. Dal 1927 con Amedeo Maiuri e poi con Alfonso De Franciscis si è iniziata una campagna sistematica di scavo.

Anche Ercolano è divisa da cardi e decumani che suddividono l’area in insulae occupate da edifici di notevole pregio architettonico e dalle rilevanti decorazioni parietali e pavimentali. Tra le domus di maggior rilievo, si cita la Casa dei Cervi che ha ambienti riccamente decorati e una panoramica terrazza aperta sul mare, che in antico doveva arrivare sino al centro abitato. Ci sono strutture relative al porto ed è stata rinvenuta anche un’imbarcazione lignea, oggi esposta nell’Antiquarium, all’interno dell’area archeologica.

Nel 1750 venne scoperta la Villa dei Papiri, a circa 30 metri di profondità e 4 metri sotto il livello del mare, da cui provengono le 58 sculture in bronzo e 21 in marmo, che oggi riempiono alcune sale all’interno del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Oggi il sito archeologico di Ercolano gode dei finanziamenti per la conservazione e la tutela elargiti dal magnate David Packard, figlio del cofondatore del colosso dell’informatica Hp e che ha fondato l’Herculaneum Conservation Project per sostenere lo Stato Italiano attraverso la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici nell’azione di salvaguardia del sito, tra i più importanti al mondo. 

Il sito è raggiungibile in auto: percorrendo l'autostrada A3 Napoli-Salerno (uscita Ercolano); in treno: Circumvesuviana Napoli-Sorrento (fermata Ercolano); Circumvesuviana Napoli-Poggiomarino (fermata Ercolano). Ingresso pedonale su Corso Resina, 1; accesso per le auto: via Alveo. 

napoli Durata:
4 Ore
Costo: Intero € 11,00 Ridotto € 5,50
1° aprile - 31 ottobre: tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.00), 1° novembre - 31 marzo: tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 17.00 (ultimo ingresso ore 15.30)
Telefono: +39.0818575347 Tipo: sito archeologico Sito ufficiale