Antiche suggestioni: il Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Dalla statuaria agli affreschi, dal gabinetto segreto alla Villa dei Papiri, la grande collezione campana
di Maria Cristina Napolitano - 09 Marzo 2016
Toro farnese

Dalla collezione di Elisabetta Farnese, madre di Carlo di Borbone, ai reperti degli scavi vesuviani, dall'Egitto alla Magna Grecia passando per il Vesuvio e il Mediterraneo, copie ed originali, affreschi e mosaici, argenti e vetri soffiati, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli è uno dei contenitori culturali di maggior interesse dal punto di vista storico nel Sud Italia e, a giusto diritto, in tutto il mondo.

La struttura, già esistente come scuderia, venne utilizzata come Palazzo degli Studi fino a che non ricadde sul luogo la volontà di farne un Museo Universale, che contenesse la quadreria, la libreria pubblica, il museo archeologico ed un osservatorio astronomico. A quei tempi lo scibile umano veniva raccolto a formare grandiose collezioni eterogenee, lustro di grandiose famiglie dai trascorsi nobili. Elisabetta ereditava infatti quei preziosi reperti rinvenuti a Roma a partire dal '500 nelle proprietà della famiglia Farnese. Dalle Terme di Caracalla a Roma provengono il grande gruppo scultoreo detto Toro Farnese (conservato al piano terra nella Galleria Farnese), l'Ercole, Flora, da cui può iniziare la visita alla grande collezione napoletana.

Furono due gli architetti che si occuparono a partite dal 1777 di risistemare il Palazzo degli Studi per farne un museo, Pompeo Schiantarelli, che progettò di aumentarne i piani, e Ferdinando Fuga, una volta ottenuto il permesso di portare da Roma le collezioni di arte antica ereditate da Carlo e da suo figlio Ferdinando per linea materna.

Come tutti i grandi musei, la sua fierezza e ricchezza spiazza il visitatore che da solo intende avventurarsi tra le sale, tentiamo dunque di consigliare la visita di alcuni pezzi imperdibili della collezione.

Alle sculture della Collezione Farnese si aggiunge l'Artemide Efesia, in prezioso alabastro, con le file di mammelle (o testicoli di toro) a simboleggiare la fecondità, il gruppo dei Tirannicidi Armodio e Aristogitone simbolo del riscatto della libertà riconquistata, l'affascinante Venere Callipigia dalla Domus Aurea a Roma che raffigura la dea che sta per bagnarsi e si guarda indietro a vedere il suo bellissimo corpo nell'acqua.

Salendo al piano ammezzato incontriamo la collezione di mosaici provenienti dai siti vesuviani e che hanno arricchito a dismisura la già importante collezione Farnese. Tra i mosaici si segnalano i Musici ambulanti, piccolo quadretto proveniente dalla villa di Cicerone a Pompei e il cosiddetto Memento Mori, il teschio con la livella, la farfalla (l'anima) e la ruota (la fortuna). Tra maschere teatrali, cani protettori di ingressi, temi mitologici e decorativi, si ruota intorno agli ambienti per godere del grande mosaico con la battaglia di Isso proveniente dalla Casa del Fauno di Pompei: lì congelati nei millenni Alessandro sconfigge Dario in un turbinio di corpi, animali, armi, su di un meraviglioso pavimento composto da circa un milione di tessere.

Proseguendo sul piano ammezzato è possibile entrare nel piccolo e sempre attraente spazio contenente il Gabinetto Segreto, la collezione degli oggetti osceni. Statue, vasi, affreschi, lucerne, bronzi fieri e impavidi mostrano scene erotiche, grandi falli simbolo di abbondanza e prosperità e soprattutto apotropaici. Pan e capra dalla Villa dei Papiri o i tintinnabula sono certamente degni di una visita senza licenze..almeno per gli adulti!

Ancora una rampa di scale per godere di una collezione senza uguali proveniente da un unico complesso residenziale, la cosiddetta Villa dei Papiri di Ercolano, scavata per cunicoli negli anni 1750-54. Una villa che appartenne certamente ad un ricco esponente della nobilitas romana tardo-repubblicana e primo-augustea, forse Lucio Calpurnio Pisone Cesonino o Appio Claudio Pulcro. Un complesso enorme e di particolare ricchezza a giudicare dalle quasi cento opere in marmo o bronzo che vi sono state recuperate e della grandissima quantità di papiri carbonizzati (oltre mille rinvenuti nella zona del tablinum) che vi sono stati scoperti.  

Al primo piano è visitabile il Salone della Meridiana, nato per essere un osservatorio astronomico di cui conserva ancora nel pavimento la meridiana che dà tuttora il nome alla sala. Lo spazio è molto spesso utilizzato come sede di mostre temporanee.

Passiamo da qui alla collezione di affreschi proveniente dai siti vesuviani: dai piccoli quadretti con figure volanti di Stabiae, ai grandi quadri di Boscoreale, passando per la cosiddetta Saffo e Terentius Neo e sua moglie, miti mai dimenticati e volti intriganti, costituiscono la più importante collezione di pittura antica del mondo.

Pompei può essere ammirata anche nel plastico realizzato su incarico di Giuseppe Fiorelli tra il 1861 e il 1864 in scala 1:100 e che offre un'immagine perfetta degli scavi realizzati fino al 1879. In ultimo, imperdibili gli oggetti provenienti dall'area vesuviana: gli stampi da cucina a forma di animale, i vetri e gli argenti dalle Casa del Menandro, il delizioso Vaso Blu, vetro cammeo con amorini vendemmianti concludono la visita ad un luogo dall'antica ed imponente memoria. 

napoli Durata:
2 Ore
Costo: Intero: Є 12,00; Ridotto: Є 6,00 Tutti i giorni: 9.00 – 19.30 (inizio operazioni di uscita: 19.00). Riposo settimanale: martedì Giorni di chiusura festiva: 1° gennaio, 1° maggio, 25 dicembre (salvo diverse disposizioni) Sito MANN