Spaghetti olive e capperi, una forchettata di bontà

Alla puttanesca o alla marinara, storia e ricetta di uno dei primi piatti campani più gustosi
di Clelia Esposito - 03 Settembre 2015
Spaghetti olive e capperi, una forchettata di bontà

Uno dei sughi italiani più conosciuti ed apprezzati per il condimento della pasta, ha avuto origine negli anni ‘50 in Campania ed è preparato con ingredienti tipicamente meridionali. Stiamo parlando degli spaghetti alla “puttanesca”, conosciuti a Napoli, più semplicemente come “aulive e chiapparielle”.

Preparato con un sugo a base di pomodoro, olive di Gaeta, acciughe, capperi e prezzemolo, alcune varianti prevedono per questo spaghetto anche l’aggiunta di origano e peperoncino. L’origine del termine puttanesca è tutt’oggi incerta, diverse sono le storie che si raccontano a riguardo, certe piuttosto bizzarre. Alcune di esse, riconducono ad una casa di appuntamenti nei Quartieri Spagnoli, il cui proprietario, data la rapidità e la facilità con cui il piatto veniva preparato, sfamava solitamente con questo piatto i suoi ospiti. Un’altra storia riconduce invece, il colorito nome di questo sugo, agli indumenti intimi che le ragazze della casa indossavano. Questi, con l’intento di attirare l’attenzione del cliente, erano parecchio vistosi e colorati, della stessa gamma di colori che ritroviamo nel sugo alla puttanesca.

Jeanne Carola Francesconi nel libro “La cucina Napoletana” attribuisce, diversamente, la ricetta originale della puttanesca al pittore Eduardo Colucci, esponente della scuola pittorica napoletana. Sembra che inizialmente, il nome originale del piatto fosse “spaghetti alla marinara” e soltanto dopo la seconda guerra mondiale, venne ribattezzato dall’artista con il nome puttanesca. Il pittore, di origini napoletane, trasferitosi ad Ischia negli anni ‘40, d’estate ospitava sul terrazzo della sua abitazione amici ed illustri personalità italiane e straniere ai quali cucinava, improvvisando, questo veloce primo piatto. A rivendicare il nome del famigerato spaghetto è anche il nipote dell’artista, l’architetto Sandro Petti, ai fornelli del suo Rancio Fellone, locale della dolce vita ischitana degli anni ‘60. Per la preparazione di questo primo piatto, non sempre vengono utilizzati gli spaghetti, ma c’è chi preferisce infatti le linguine o i vermicelli. Anche se considerato poco bon ton, dopo aver terminato un piatto gustosissimo di spaghetti alla puttanesca, è quasi d’obbligo procedere con la così detta “scarpetta” ed intingere il pane nel sugo restante all’interno del piatto.

Di seguito la ricetta:
500 gr di pomodori pelati o freschi
3 spicchi d'aglio 
1 dl e 1/2 di olio d'oliva
origano e pepe
un pezzetto di peperoncino forte
50 g di capperi
100 g di olive nere di Gaeta
Abbondante prezzemolo
Sale qb
600 g di vermicelli o linguine sottili

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