Mani in… pasta: Di Martino racconta l’arte bianca

Il presidente dei Pastai Gragnanesi: "Noi traino dell'economia italiana"
di Marco De Rosa - 11 Giugno 2014
La Pasta di Gragnano

La pasta, sempre più presente nella cucina italiana, elemento imprescindibile della Dieta Mediterranea, Patrimonio dell’Umanità UNESCO. Non si poteva non iniziare da qui, da uno dei simboli della Campania, dall’arte bianca.

La pasta piace tanto non solo in Italia. E’ ormai un dato di fatto ma a dirlo, anche con una certa dose di soddisfazione, è il presidente della Cooperativa dei Pastai Gragnanesi, Giuseppe Di Martino: “Il nostro prodotto è in costante crescita e piace sempre di più, soprattutto all’estero. La Campania resta comunque la patria dei consumatori di pasta, con un consumo medio di quasi il 30% superiore alle altre regioni italiane, visto che qui si mangiano circa 40 Kg di pasta all’anno a persona, a fronte dei 27 kg nel resto della penisola”.

La pasta di Gragnano è sempre più presente sulle tavole di tutto il mondo, basti pensare che sui 12mila quintali di pasta prodotti al giorno nei pastifici del paese dei Monti Lattari, “circa il 70% viene destinato all’estero” spiega Di Martino. Un dato in continua evoluzione e “che va in contrapposizione con quanto fatto registrare dalla politica economica nazionale negli ultimi anni”, questo perché, a Gragnano, pur non potendo contare su multinazionali di vasta scala, il numero di piccoli imprenditori e produttori è in costante aumento. Un dato crescente che permette anche il consolidamento del marchio dell’Indicazione Geografica Protetta: “E’ fondamentale – spiega Giuseppe Di Martino – leggere l’IGP da un altro punto di vista, e cioè come rappresentazione di un marchio che va a tutela del consumatore che vuole un prodotto di qualità. Il consumatore, in parole povere, bada più al marchio che alla marca. Il dato è semplice: un cliente che va al supermercato va alla ricerca del marchio IGP piuttosto che affidarsi alle marche commerciali più diffuse sul territorio, a garanzia di una peculiarità della pasta di Gragnano che anche la Comunità Europea ha riconosciuto”.

Un riconoscimento europeo che non ha fatto altro che aumentare la diffusione della pasta di Gragnano, sempre più presente nei menù degli chef e dei ristoranti stellati. Una tradizione, quella dei pastai gragnanesi, che affonda le sue radici nel tempo e, come lo stesso Di Martino ci spiega, la sua storia è costellata di aneddoti e curiosità: “Già nel 1503 venne assegnata una licenza ad un vermicellaro di Gragnano per preparare la pasta per la Casa Reale. Ma si può andare oltre per più di due secoli quando, nel 1700, la planimetria di Gragnano fu letteralmente ridisegnata dall’architetto Riccardi seguendo sia l’asse eliotermico, compreso lo spostamento del sole dall’alba al tramonto, sia per indirizzare al meglio le correnti di mare e di montagna che attraversavano il territorio, per meglio asciugare la pasta che veniva lasciata in posizioni strategiche lungo le strade”.

Gragnano terra di aneddoti, cultura e tradizione, ma anche uno dei luoghi che concorre, insieme a tanti altri, a far conoscere la Campania in giro per il mondo, cercando di “sconfiggere” pregiudizi negativi legati, per esempio, alla questione terra dei fuochi: “Dal punto di vista della qualità dei prodotti la Campania si attesta ai vertici italiani e mondiali, non solo per la pasta ma anche per altre eccellenze della nostra terra, come la mozzarella, il pomodoro, il limone e i vini, costruendo un elenco quasi interminabile di prodotti DOP ed IGP – afferma Di Martino. Non possiamo negare che viviamo in un territorio non facile in cui, assieme a qualità e marchi prestigiosi, esistono delle problematiche sociali da risolvere. Comunicare in maniera sempre più positiva questi prodotti è la strada da percorrere, non per nascondere le problematiche legate alla nostra terra, ma dandone le giuste dimensioni, le quali non intaccano comunque il blasone che ha la Campania nel mondo”.

Ed in questo un portale come ècampania può risultare utile: “La comunicazione digitale – rincara Di Martino – rappresenta uno strumento su cui puntiamo fortemente. Non avendo dimensioni aziendali da multinazionale, si cercano di utilizzare intelligentemente gli strumenti della comunicazione per andare di pari passo con aziende più strutturate. Ecco una delle ragioni per cui abbiamo istituito il Consorzio dei Pastai Gragnanesi; unire le nostre forze per la tutela del marchio IGP e per salvaguardare la qualità dei nostri prodotti”.

Un consorzio che però non si avvarrà dell’apporto del Pastificio Amato: “No – spiega il presidente Di Martino . Il Pastificio Amato è stato acquistato con una procedura di asta pubblica ad ottobre 2013 per un valore complessivo di 13 milioni di euro ed è di totale proprietà della mia azienda, ma non farà parte del consorzio perché non è radicato sul territorio gragnanese”.