Gragnano. Il sogno svanisce: niente Museo della pasta

Occasione persa: il comune dovrà restituire la somma pattuita nel lontano 2008
di Marco De Rosa - 08 Febbraio 2016
Gragnano. Il sogno svanisce: niente Museo della pasta

Quello che era un progetto avveniristico e di rilancio per il turismo enogastronomico di Gragnano resterà un sogno nel cassetto. Il comune di Gragnano, infatti, dovrà restituire i fondi ottenuti dalla Provincia per la costruzione del Museo della pasta: si tratta di un milione di euro, soldi ottenuti nel lontano 2008 ma, purtroppo, mai utilizzati.

Come si legge anche sulle colonne di “Metropolis Quotidiano”, dopo varie proroghe concesse e viste le scadenze disattese – le prime datate giugno 2010 e dicembre 2011 – la provincia ha deciso di adire le vie legali per il recupero della somma. Non in una sola soluzione, però: il sindaco facente funzione Alberto Vitale ha chiesto ed ottenuto il dilazionamento dell’importo in 5 rate a cadenza annuale da 200mila euro ciascuna.

Gragnano perde così anche la somma di circa 600mila euro pattuita al momento della conclusione dei lavori, in realtà mai iniziati: ma perde soprattutto una grande occasione per il rilancio del turismo enogastronomico dei Monti Lattari.

Il museo della pasta è stato un progetto che negli anni precedenti dall’ amministrazione guidata da Annarita Patriarca  finanziato dalla provincia di Napoli tra il 2008 ed il 2009 per realizzare sul territorio di Gragnano un divulgatore per permettere al celebre oro bianco di avere una sua “casa”.

L’opera, che doveva essere consegnata durante la seconda amministrazione Serrapica non fu completata. Durante l’amministrazione Patriarca e la successiva Commissione Prefettizia si cercarono, con successo, alcune proroghe della data di consegna dell'opera. Con la carica di sindaco passata nelle mani di Paolo Cimmino, per evitare di restituire il milione richiesto dalla provincia, si era proposta una sorta di permuta offrendo come location, per allocare il museo della pasta, il Monastero degli Agostiniani Scalzi a piazza San Leone; un immobile già pronto per ospitare il museo ma che aveva suscitato qualche perplessità in materia di sicurezza e di dimensioni della struttura.

Una situazione che si è impantanata a tal punto da non riuscire più a sbloccarsi fino al triste epilogo della restituzione dei fondi stanziati. 

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