Il Cuoppo Napoletano: poesia dello street food

Non c’è fritto che tenga, per il cibo da strada più tradizionale di sempre
di Clelia Esposito - 16 Agosto 2017
Il Cuoppo Napoletano: poesia dello street food

Si dice che a Napoli, con un po’ di fantasia, si riesce a friggere davvero tutto. Sarà vero?

Una cosa è certa: nella città partenopea il cibo da strada è di casa. Pratico, sfizioso, croccante e gustoso. Il primato, in quanto a ricercatezza e tradizione, spetta senza dubbio al “cuoppo fritto”, detto anche “O’ cuoppo napulitano”.

La frittura viene raccolta all’interno di un cono  di carta paglia, ben chiuso ed arrotolato su se stesso, che consente di asportare il cibo e gustarlo comodamente per strada. Il cuoppo viene anche definito “cuppetiello” o “cartoccio”.

Una tradizione, questa, che risale al 1800, quando nella cucina popolare napoletana si utilizzavano e le poche pietanze che si avevano a disposizione si cucinavano sull’uscio della strada. D’altronde, quando si tratta di sprechi, il napoletano proprio non vuole saperne e, soprattutto, quando bisogna adoperarsi e arrangiarsi, sa come farlo.

Non era raro incontrare tra i vicoli, la figura del “friggitore” che, a causa della povertà accettava pagamenti fino a otto giorni, tanto è vero che il “cuoppo” veniva chiamato anche “oggi a otto”.

Tra le tante caratteristiche positive del cuoppo fritto, rientra anche il fattore risparmio. I prezzi non sono certo gli stessi di tanti anni fa, ma resta ancora oggi uno sfizio alla portata di tutti. Un tempo, con mille o duemila lire, si riceveva un cuoppo bello ricco, all’interno del quale era presente almeno un pezzo di ogni pietanza.

Cosa contiene il rinomato cartoccio napoletano? Volendo essere tradizionalisti, c’è da precisare che il classico cuoppo è quello con zeppole e panzarotti (inseparabili), scagliozzi di polenta e palline di riso. Le zeppole, a volte, sono ripiene di fiori di zucca, una vera e propria prelibatezza.

Oggigiorno vi è una tipologia di cuoppo che riscuote molto successo ed è quello composto dalla frittura di paranza, nome che deriva dalla tipica imbarcazione da pesca costiera, impiegata dalle marinerie italiane.

In questo caso il cartoccio, che tra i tanti compiti ha anche quello di assorbire l’olio di frittura, è ripieno di seppioline, pizzette di alghe, anellini di calamari, gamberetti e alici. Il cuoppo di paranza, condito con limone e pepe, viene oggi consumato spesso dai giovani nell’happy hour ed è accompagnato da un bastoncino che consente di prendere i pezzi di frittura senza sporcarsi.

Il cuoppo napoletano, quello classico per lo più, mette d’accordo davvero tutti, grandi e piccini, ed oggi è presente perfino nelle cene e nei pranzi cerimoniali.

tradizioni sono importanti, specie per un popolo così verace e di sangue come quello napoletano. Se il cuoppo fritto nasce come cibo da asporto e da strada, è così che deve essere mangiato, con semplicità e spensieratezza. 

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