Un risata che resterà eterna, Massimo Troisi

Il grande attore ha fatto della sua napoletanità il marchio distintivo
di Giuseppe Scarica - 18 Febbraio 2016

Forse Massimo lo sapeva, sapeva che ci avrebbe lasciato presto, troppo presto e allora si “sforzava” di concentrare la sua imprevedibile magia nel poco tempo che aveva a disposizione. Vogliamo pensare che sia così anche perché la malattia si presentò fin da bambino.

Figlio della nostra terra, nato a San Giorgio a Cremano nel 1953 rimane legato alle sue origini in tutto ciò che interpreta, scrive e racconta. Dai primi passi  con la compagnia de I Saraceni al trio delle meraviglie con Lello Arena ed Enzo Decaro. Il loro fu un successo inaspettato e devastante tanto da spalancargli subito le porte del grande schermo con Ricomincio da tre (1981), il film che decretò il suo trionfo come attore e come regista. Nella memoria di tutti vivissima la diatriba con Marta per scegliere il nome del bambino.

Da li in poi è un susseguirsi di successi, di gag, di scene memorabili e battute secche e sprezzanti che vengono fuori in scioltezza, alla maniera di Massimo, con la sua parlata incerta e delicata ma che sapeva essere unica e devastante.

Nascono capolavori come No grazie, il caffè mi rende nervoso (1982) e Scusate il ritardo (1983) nel quale riconferma uno straordinario sodalizio con Lello Arena. A stretto giro arriva nel 1984 Non ci resta che piangere, con Roberto Benigni e la celebre scena del fiorino che fa a gara con quella della lettera con Leonardo da Vinci nella quale è palese l’omaggio a Totò e Peppino. I due, smontano l’elaborazione originale della sceneggiatura, seguendo spesso una sorta di canovaccio improvvisato. Il successo è assicurato e ancora oggi nelle riproposizioni in tv il film continua ad essere apprezzato in maniera entusiasta dal pubblico.

La ribalta gli consente di collaborare in diverse occasioni con maestri del cinema del calibro di Ettore Scola fino all'ultima regia di Troisi, dove è anche sceneggiatore e protagonista, è quella di Pensavo fosse amore... invece era un calesse del 1991, con Francesca Neri e Marco Messeri.

L’ultima fatica, quasi a degna conclusione di una carriera fulminea ma brillante, è il Postino. Un film che Troisi non finirà di girare e nel quale spesso si farà sostituire da una controfigura dato l’aggravarsi delle sue condizioni di salute. Al fianco di Maria Grazia Cucinotta e Philippe Noiret  e si conclusero a Procida, l'isola che Troisi considerava in grado di suscitare «le emozioni giuste attraverso i suoi posti e la sua gente>>

Il film valse a Massimo l’incoronazione internazionale, col premio Oscar nel 1996 per la colonna sonora e la sontuosa interpretazione di Troisi che ci ha lasciato, forse , il suo ricordo più bello malinconico, irriverente ed innamorato della sua terra.

Massimo ci lasciò solo dodici ore dopo la fine delle riprese, il 4 giugno 1994 a Ostia, nella casa della sorella Annamaria, a soli quarantuno anni, per un fatale attacco cardiaco, conseguente a febbri reumatiche. Troppo Presto.

“Perché il napoletano io l'ho usato allora e lo uso adesso in modo normale, non spettacolare.” (Massimo Troisi)

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