Un capolavoro chiamato Italia: la sfida per il rilancio di Pompei

Presentato il volume della Fondazione Hruby con un importante capitolo dedicato al sito campano
di Maria Cristina Napolitano - 17 Giugno 2015

“Un capolavoro chiamato Italia. Racconto a più voci di un patrimonio da tutelare, proteggere e valorizzare”, volume pubblicato dalla Fondazione Enzo Hruby e presentato a Pompei alla presenza del Soprintendente Massimo Osanna e del Generale Giovanni Nistri che hanno contribuito con un capitolo sulla sfida per il rilancio di Pompei in atto negli ultimi anni grazie al Grande Progetto.

La fondazione milanese nasce nel 2007 per iniziativa della famiglia Hruby e di HESA S.p.A. prende il nome dal suo fondatore ed attuale presidente Enzo Hruby che negli anni ’60 introdusse per primo in Italia la sicurezza elettronica. Lo scopo della fondazione è promuovere una cultura della sicurezza intesa come protezione del patrimonio culturale contro furti, vandalismi e sottrazioni attraverso il corretto impiego delle tecnologie attuali. Sono oltre trenta gli esponenti del panorama culturale italiano che hanno contribuito al volume, che gode della prefazione del Ministro Franceschini.

Si parte da un assunto fondamentale che vede l’Italia come museo a cielo aperto, un museo diffuso da nord a sud capace da solo di attirare una parte considerevole del turismo internazionale. Una risorsa fondamentale, vasta e diffusa e integrata con il paesaggio e con le tradizioni locali ed al centro di una riflessione fondamentale sul ruolo che la sua corretta tutela potrebbe avere nella ripresa economica e sociale del Paese. Perché questo accada, come ribadito più volte durante la presentazione, è necessaria una corretta conoscenza che deve passare attraverso la ricerca e lo studio. Ecco come nei cinque piani del Grande Progetto alle opere, conoscenza e fruizione si accompagna anche la sicurezza, fondamentale cardine per permettere e veicolare tutto il resto.

“In quale luogo è migliore una discussione sulla sicurezza del patrimonio culturale se non a Pompei, dove tanto spesso si è gridato allo scandalo a causa dei crolli – dice Massimo Osanna – quello che si sta facendo a Pompei è anche mettere in sicurezza l’intera area archeologica”. Attraverso un sintetico excursus storico il Professore Osanna ha spiegato come sin dai primordi a Pompei si è dovuto fare i conti con la sicurezza e la tutela. Nel corso della storia ci sono stati momenti terribili per la tutela dell'area archeologica, basti pensare alla seconda guerra mondiale che non pochi danni ha causato allo scavo e che anche successivamente ha influenzato alcune delle scelte nella ricostruzione e restauro, alla base di alcuni dei più eclatanti crolli recenti, basti pensare alla Schola Armaturarum crollata anche perché danneggiata nella staticità dai bombardamenti del conflitto mondiale.

Mentre per Pompei esiste un piano avanzato di tutela e messa in sicurezza, non si può dire altrettanto per alcuni altri siti vesuviani, come ad esempio Stabia, area archeologica dell'odierna città di Castellammare di Stabia, menzionata dal Soprintendente Osanna come necessitante di un piano per la sicurezza che ancora oggi scarseggia. 

“Anche la trasparenza contribuisce oggi alla sicurezza – chiosa invece il Generale Nistri  - la possibilità per tutti di poter vedere i dati ed i numeri attraverso il portale della soprintendenza, così come la digitalizzazione integrale dell’intero patrimonio e la possibilità di fruire degli archivi in formato open”.

Altro contributo campano all’interno del volume è “Che cos’è il patrimonio artistico e come ripensarlo” a firma del Prof. Tomaso Montanari, professore di storia dell’arte moderna presso l’Università di Napoli Federico II.                                                       

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