San Catello, storia e aneddoti del protettore dei forestieri

Si festeggia il 19 gennaio a Castellammare con la processione nel centro antico e ai Cantieri
di Maria Cristina Napolitano - 16 Gennaio 2015
San Catello, storia e aneddoti del protettore dei forestieri

Il 19 gennaio ricade la festività religiosa per il Santo patrono della città di Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli, il vescovo San Catello. La festività viene ripetuta nella seconda domenica di maggio. 

L’Anonimo sorrentino della fine del secolo IX ne racconta la storia, in alcuni punti leggendaria, ma che traccia quello che fu un importantissimo rapporto che tuttora lega la diocesi cittadina a quella sorrentina a formare un unico nucleo proprio sulla base del legame con Sant’Antonino patrono di Sorrento.

Ma facciamo un passo indietro. Erano tempi duri quelli in cui vissero i due Santi patroni, tempi di invasioni e scorribande con distruzioni e rapine da parte dei barbari. Catello durante il VI secolo accoglieva quanti erano in fuga dai territori depredati, tra cui anche lo stesso Antonino che aveva perduto il monastero andato distrutto a causa delle incursioni. I due si ritirarono sul monte Faito dove si racconta che abbiano ricevuto la visione di San Michele Arcangelo a cui eressero successivamente un tempio. Forse a questo spirito di accoglienza e aiuto per il prossimo si lega anche uno dei tratti distintivi del Santo, dai più noto come il ‘protettore dei forestieri’.

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Abbiamo ricostruito alcuni momenti salienti della vita del patrono stabiese con Don Antonio Cioffi, autorevole fonte di storia locale, che ci ha spiegato anche il suo legame con i cantieri navali di Castellammare, principale fonte di sussistenza della città nel passato. Il cantiere insieme alla terme, a partire dalla seconda metà del ‘700 durante il regno dei Borbone, ha rivestito un ruolo fondamentale prima per la produzione delle navi militari del regno e poi per la produzione nazionale tanto da diventare l’opificio più importante del mezzogiorno durante il secolo XIX. I lavoratori dei cantieri si sono sempre affidati a San Catello per la protezione, tanto che ad ogni varo la sua figura campeggiava in primo piano. Le sue storie sono narrate in alcuni affreschi presenti nelle chiese cittadine: gli Episodi della vita del Santo sono nella volta della Cattedrale e nella cappella di San Michele a Scanzano.

San Catello ha protetto la città in numerose occasioni, fermando le possibili distruzioni delle eruzioni del Vesuvio con la sua presenza nel porto davanti al grande vulcano, e l’ha difesa dai bombardamenti dei tedeschi in ritirata dalla Campania con gli alleati alle spalle nel ‘43. Esiste un quadro di recente fattura, affidata al pittore Francesco Filosa da una famiglia stabiese, in cui si vede il Santo con le mani in alto mentre le bombe che giungono dalla direzione del monte Faito, cadono in mare non danneggiando la città. Mentre la tela più antica è databile al ‘600 e si trova nella Chiesa del Gesù, altra importantissima chiesa stabiese dal punto di vista storico-artistico in cui sono presenti pitture di Luca Giordano e Paolo de Matteis. Questa tela rubata negli anni ’70 fu acquistata incautamente da un collezionista veneziano che l’ha restituita in anni recenti. La statua che raffigura il Santo con gli abiti vescovili è una rara opera lignea, capolavoro seicentesco, che ebbe un incidente negli anni ’80 durante una processione, la testa fu letteralmente tranciata da un cavo posto tra i palazzi e fu necessario un restauro che ha restituito l’opera come ancora oggi possiamo vederla nella Concattedrale stabiese.

I miracoli di San Catello si sono ripetuti anche in anni recenti, come ci ha raccontato Don Antonio, poco dopo la consueta processione nel centro antico fino ai cantieri che si svolge nel giorno 19 di gennaio, avvennero dei crolli di strutture nel quartiere dove si era svolta la processione, ma tutti erano ormai già passati per cui i cedimenti non causarono vittime.

Un legame storico e religioso molto importante quello che lega Castellammare al suo patrono, considerato il ‘padre’ miracoloso della Città che ha protetto con la sua Santa presenza in numerose occasioni. 

La fotografia è di Liberato Schettino.

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