La Reggia di Quisisana scuola di patrimonio d’arte

Corsi di tutela, restauro e valorizzazione. Il polo culturale stabiese destinato alla rinascita
di Marco De Rosa - 18 Agosto 2015
La Reggia di Quisisana come scuola di patrimonio d’arte

L’Italia è considerata uno dei leader indiscussi nel campo dell’arte. Proprio per questo sarà possibile inviare studenti, magari già laureati, a perfezionare gli studi in restauro e tutela dei beni culturale. Dove? Anche alla Reggia di Quisisana, a due passi da Castellammare di Stabia, in provincia di Napoli.

La richiesta di una vera e propria scuola in tale campo sta prendendo piede: ecco perché il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini ha deciso di dare vita a una Scuola del Patrimonio aperta sia agli studenti italiani che abbiano già concluso l’iter universitario (laurea più master) che a studenti stranieri ma in base ad accordi bilaterali con i singoli Paesi.

Già dall’aprile scorso, il ministro Franceschini visitò il polo culturale stabiese in occasione dell’ufficializzazione di Quisisana come sede della “Scuola archeologica italiana di Atene e Pompei”.

Sarebbero stati stanziati circa 6 milioni di euro per il progetto: fondi recuperati dalla Scuola dei beni e delle attività culturali e del turismo, mai veramente avviata nonostante l’approvazione della legge e dello statuto.

Il ministro avrebbe dichiarato di aver individuato la sede alla “Reggia Borbonica di Quisisana, ripristinata da poco tempo e inutilizzata. Pensiamo a una scuola che si basi su alcuni piloni formativi: la tutela, il restauro, la valorizzazione, una sezione dedicata all’archeologia in collaborazione con la prestigiosa Scuola archeologica di Atene. La vicinanza della reggia con Pompei realizzerà un asse con le nostre eccellenze in quel campo. Nasceranno nuove professionalità nel nostro Paese. L’intenzione è formare personale che in futuro, nei propri Paesi, potrà sfruttare le conoscenze acquisite in Italia e perpetuare una cultura, legata alla tutela e alla gestione ma anche alla valorizzazione, che faccia riferimento al nostro Paese. Non è solo questione di reputazione: è uno strumento di quella diplomazia culturale che sa sostenere anche in questo campo i Paesi emergenti”. 

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