Napoli. Al via i lavori di restauro del portone di Palazzo Diomede Carafa

Istituzioni e privati insieme per donare nuovo splendore a un pezzo della storia della città
di Redazione Ecampania.it - 19 Maggio 2017
Napoli. Al via i lavori di restauro del portone di Palazzo Diomede Carafa

Partiranno a giorni i lavori di restauro del portone ligneo di palazzo Diomede Carafa, raro gioiello architettonico della Napoli aragonese rinascimentale.

Il progetto di restauro è stato promosso dalla sezione campana dell’ADSI – Associazione Dimore Storiche Italiane, che ha reperito i fondi per il restauro attraverso una vivace attività di crowdfunding cui hanno aderito diverse realtà napoletane con grande entusiasmo.

Le due parti del restauro, quella conservativa e quella di consolidamento, sono state affidate rispettivamente allo studio Dafne ed agli architetti Aldo Benvenuto e Sotiris Papadimitriou, e sono state poste al vaglio dell’Architetto Luciano Garella, Sovrintendente dell’Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Comune di Napoli, con la collaborazione dell’Architetto Orsola Foglia e della storica dell’arte Ida Maietta, e con la direzione artistica dell’Istituto Centrale del Restauro di Roma, che si è reso disponibile con grande generosità nella persona di Marisol Valenzuela, che per l’Istituto dirige il laboratorio di restauro della scultura lignea policroma.

Il portone risale al 1460, è un vero capolavoro di ebanisteria: porta intarsiati tutti i simboli della famiglia Carafa e delle tradizioni manifatturiere che impegnavano alcuni rami della famiglia, dedita ad attività di concia del pellame e di agricoltura. Dimostrazione concreta di come, prima del vicereame spagnolo, la classe dirigente dell’epoca fosse dedita ad attività produttive e di commercio.

I costi del restauro, oltre che dalla stessa sezione campana di ADSI, sono stati sostenuti dai condomini del Palazzo e da due sponsor privati, Ferrarelle SpA e il Museo della Cappella Sansevero.

“Un piccolo gesto di responsabilità sociale e civile per proteggere un monumento della Napoli antica - spiega Michele Pontecorvo, Responsabile Comunicazioni e CSR di Ferrarelle - con l’auspicio che questa iniziativa di ADSI venga replicata anche per altri gioielli del nostro patrimonio artistico cittadino che aspettano da tempo un recupero ed una valorizzazione. La collaborazione con le imprese private è fondamentale per creare una rete virtuosa di progetti per il bene della nostra città.”

“Il Museo Cappella Sansevero – commenta il Presidente dell’Istituzione, Fabrizio Masucci – è da tempo impegnato nel recupero e nella riqualificazione dell’area dei decumani, essendosi reso promotore per due volte del restauro della Statua del Corpo di Napoli e avendo recentemente adottato, arredato e illuminato le strade antistanti la cappella barocca. Non potevamo che accogliere con entusiasmo l’invito dell’ADSI a contribuire al restauro del portone di uno dei più importanti palazzi del nostro centro antico, che presto cittadini e turisti potranno apprezzare nel suo originario splendore”.

Il prossimo passo per il Palazzo sarà la pulitura del portale marmoreo che incornicia il portone e che ne rappresenta l’irrinunciabile complemento simbolico ed architettonico.

In contemporanea si inaugura anche la manifestazione Cortili Aperti – Artigianato a Palazzo, organizzata da ADSI e che a Napoli aprirà 7 cortili di palazzi storici: Palazzo Cellamare, Palazzo Ulloa poi di Bagnara, Palazzo Marigliano, Palazzo Diomede Carafa, Palazzo Pignatelli di Monteleone e Palazzo Mormando. In attesa di volontari per l’apertura, invece, Palazzo Sansevero e Palazzo Croce Filomarino.

La sezione Campania dell’ADSI, presieduta dalla Professoressa Marina Colonna Amalfitano, è fiera di aver contribuito a quello che si spera essere il primo di una lunga serie di progetti inclusivi per il recupero del patrimonio artistico e culturale della Campania.

L’Arch. Alberto Sifola, che come socio ADSI ha coordinato il progetto dalla direzione all’esecuzione, sottolinea il significato emblematico di una partecipazione tecnica, artistica ed economica tra privati ed istituzioni, che in questo caso dimostra la capacità della tradizione solidale della cultura napoletana.

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