Matilde Serao, cronista della memoria

Giornalista e scrittrice, nei suoi racconti la Napoli dell’Ottocento
di Maria Cristina Napolitano - 05 Marzo 2015

Padre napoletano e madre greca, a pochi anni dall’unità d’Italia, Matilde Serao nacque a Patrasso in Grecia. Con la fuga dei Borbone da Napoli la famiglia Serao tornò a Napoli dove Matilde poté conseguire il diploma da maestra e si impiegò ai Telegrafi di Stato. L’arte dello scrivere lo ha coltivato inizialmente come passione personale, esordendo come scrittrice nel Giornale di Napoli con articoli d’appendice e novelle in cui si firmava come Tuffolina.

La bravura fu ben presto notata ed iniziò a lavorare come redattrice del Corriere del Mattino di Napoli che l’aveva assunta grazie alla novella Opale. Si trasferì a Roma dove iniziò a lavorare come redattrice del Capitan Fracassa e collaboratrice di altri periodici.

Nel 1885 arriva il matrimonio con Eduardo Scarfoglio che dirigeva allora il Corriere di Roma. Insieme fondarono, una volta tornati a Napoli, il Corriere di Napoli e il Mattino.

Sul Mattino tenne una rubrica chiamata ‘Api, Mosconi e Vespe’, arguta e frizzante in cui raccontava la realtà della vita cittadina.

Il suo essere indipendente ed affermata ben presto suscitò pettegolezzi, che andavano ad aggiungersi a quelli sulla sua bassa estrazione sociale. Nonostante questo seppe disegnare a fondo la piccola borghesia e la plebe napoletana dell’ottocento, gli stenti, le passioni dei ricchi con i loro intrighi e artefici.

Nel 1900 i coniugi furono accusati di corruzione e coinvolti nell’inchiesta sul senatore Giuseppe Saredo su Napoli. Fu quello il momento della separazione causata dai continui tradimenti di Scarfoglio. L'uomo aveva avuto una figlia da una giovane cantante di teatro Gabrielle Bessard, che si sparò sull’uscio della loro casa dopo aver consegnato la bambina nelle mani della cameriera.

Matilde accolse quella bambina nonostante tutto. La coppia aveva già quattro figli che non turbarono mai la prolifica carriera da scrittrice della Serao.

Matilde dopo la separazione lascia il Mattino e fonda il Giorno di Napoli che diresse fino alla morte accompagnata nella vita privata dall’avvocato Giuseppe Natale. Coinvolta nella vita sociale e politica rovinata dallo scoppio della prima guerra mondiale, la Serao raccontò la situazione storica schierandosi per la neutralità dell’Italia e poi contro il regime fascista.    

Morì a Napoli il 25 luglio 1927 per un malore improvviso mentre era a lavoro.

Tra le sue opere va ricordata Leggende napoletane, in cui aveva creato una serie di figure mitiche tra cui la sirena Parthenope che diede i natali a Napoli, ma anche il munaciello, la bella mbriana, la strega di Port’Alba. E poi il Ventre di Napoli in cui denunciò la povertà dei vicoli e l’affollamento dei bassi, lo sfruttamento del lavoro nero, oppose al mandolino e al sole, tipici clichè napoletani, il dolore e l’arrangiarsi, il culto per le anime dei trapassati per infondere speranza nei vivi.

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